HomeEsteriLa Grande Scacchiera di Trump

La Grande Scacchiera di Trump

L’apparente incoerenza di Donald Trump – dall’Ucraina alla Groenlandia – potrebbe nascondere una strategia più ampia di riconquista dell’egemonia americana: una grande scacchiera geopolitica che attraversa Iran, Taiwan, Venezuela e le nuove frontiere dell’Artico.

L’ipotesi strategica dietro il disimpegno americano dall’Ucraina. Esiste una lettura alternativa del comportamento di Donald Trump nei confronti della guerra in Ucraina.

L’ipotesi è provocatoria ma non priva di logica. Dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e la nuova fase di instabilità mediorientale, il ruolo di Teheran è diventato centrale nel sistema di crisi regionale. Attraverso la rete di alleanze e milizie che si estende dal Libano allo Yemen, passando per gruppi armati e attori non statali, l’Iran è percepito da molti analisti come il nodo strategico di un arco di instabilità che collega il Medio Oriente alla competizione tra grandi potenze.

In questa prospettiva, ogni risorsa militare destinata a Kyiv potrebbe essere interpretata come una risorsa sottratta a un eventuale confronto diretto con la Repubblica Islamica.

Il messaggio globale: la deterrenza verso la Cina

Esiste tuttavia un secondo livello di lettura, ancora più ampio. Il vero destinatario di una possibile dimostrazione di forza americana potrebbe essere la Cina.

Negli ultimi anni Pechino ha costruito una narrativa secondo cui l’Occidente sarebbe stanco e incapace di sostenere conflitti prolungati. Il ritiro dall’Afghanistan e la lunga guerra in Ucraina vengono spesso citati come prove di una presunta debolezza strategica degli Stati Uniti.

Per dissuadere un’eventuale azione militare contro Taiwan, Washington potrebbe ritenere necessario dimostrare concretamente la propria capacità di proiezione militare. Un’operazione risolutiva contro il regime iraniano rappresenterebbe, in questa chiave interpretativa, un messaggio diretto alla leadership di Pechino: gli Stati Uniti restano in grado di mobilitare una potenza militare decisiva quando decidono di farlo.

Dal Venezuela all’Iran: la messa in sicurezza del fronte occidentale

Prima ancora dello scenario mediorientale, alcuni osservatori inseriscono in questa possibile strategia anche la questione del Venezuela. L’indebolimento del regime di Nicolás Maduro avrebbe ridotto la presenza geopolitica di attori ostili nell’emisfero occidentale.

Nel contesto di una reinterpretazione moderna della Dottrina Monroe, la priorità diventerebbe quella di stabilizzare il “vicinato strategico” prima di affrontare sfide globali più complesse.

L’eventuale caduta del regime iraniano avrebbe inoltre conseguenze dirette anche sul conflitto europeo. Teheran è infatti uno dei principali fornitori di droni militari alla Russia, in particolare dei sistemi utilizzati negli attacchi contro infrastrutture energetiche ucraine. La neutralizzazione della capacità industriale iraniana ridurrebbe in modo significativo una delle principali linee di rifornimento della macchina bellica di Mosca.

La cautela strategica della Cina

Un elemento interessante di questa geometria geopolitica è il comportamento della Cina stessa. Nonostante la partnership strategica con la Russia, Pechino ha evitato un coinvolgimento diretto nella guerra in Ucraina, mantenendo un profilo diplomatico prudente e limitando il proprio sostegno.

Questo atteggiamento suggerisce che la leadership cinese stia osservando attentamente l’evoluzione degli equilibri internazionali, evitando di esporsi in modo eccessivo in uno scenario ancora fluido.

Se esistesse davvero un disegno strategico più ampio nella politica estera americana, la cautela cinese potrebbe indicare una consapevolezza delle possibili mosse future di Washington.

Il paradosso strategico dell’Ucraina

Da questa prospettiva emerge un paradosso geopolitico. Gli Stati Uniti potrebbero aiutare l’Ucraina indirettamente proprio riducendo temporaneamente il proprio sostegno diretto.

Se una crisi decisiva in Medio Oriente portasse alla neutralizzazione dell’Iran, la Russia perderebbe uno dei suoi principali fornitori di sistemi militari. In quel contesto, un eventuale ritorno degli aiuti americani a Kyiv avverrebbe in condizioni strategiche molto più favorevoli.

Si tratta tuttavia di un calcolo estremamente controverso, perché nel frattempo il costo umano continuerebbe a essere pagato dagli ucraini.

Il caos come metodo politico

Naturalmente questa rimane un’ipotesi interpretativa. Le scelte politiche di Trump potrebbero avere spiegazioni molto più semplici: dinamiche interne alla politica americana, calcoli elettorali o simpatie ideologiche.

Tuttavia escludere a priori l’esistenza di un disegno strategico solo perché la comunicazione trumpiana appare spesso caotica potrebbe essere un errore analitico.

Nella storia delle relazioni internazionali, il caos è stato talvolta utilizzato come strumento deliberato di strategia.

Alexandro Ascoli
Alexandro Ascoli
Imprenditore ed esperto di storia militare. Presidente onorario della Associazione di Ricostruzione Storica "Mos Maiorum". Studioso di Geopolitica e dei conflitti dell'evo antico e moderno del Medio Oriente.
ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. A mio avviso, il 7 ottobre è una mossa strategica di Putin, quando nel giorno del suo compleanno, ha dato manforte al crimine teocratico, Hamas. Trump non era allora presidente.

    La posizione cinese, propaganda aal rovescio ciò che sta avvenendo in Ucraina, dove Kyiv, che doveva essere presa il tre giorni, ha dimostrato che Mosca non è una superpotenza militare.

    Per vincere la guerra dii invasione, il fante deve mettere il piede, e l”Ucraina ha ampiamente dimostrato che Mosca sta fallendo, così come Trump ha grossolanamente sbagliato strategia.

    La prudenza nei giudizi, è vero, non è mai troppa. Ma anche questa è un’analisi da valutare e suggerisce all’Europa che, sì, gli USA sono una potenza imprescindibile, ma anche una democrazia che oggi fa i conti con un grezzo uomo da Wrestling, mentre non può fare a meno dell’Ucraina.

    • Caro Enrico, grazie per il suo commento. La sua analisi è assolutamente credibile e non cozza con le ipotesi di un grande gioco di Trump. Trump ha senz’altro trovato una situazione molto complicata da gestire. Hamas però ha colpito un anno e mezzo dopo l’invasione dell’Ucraina. E’ pensabile che l’Iran abbia risposto ad una richiesta d’aiuto di Putin.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine

Articoli popolari

Commenti recenti