Sarò controcorrente, ma da repubblicana non ho dubbi su chi sostenere: sto con l’Italia, comunque essa sia legittimamente rappresentata. E Trump? Trump non ha sbagliato tutto. L’Iran era un tumore che nessuno provava nemmeno a diagnosticare; l’idea di una “pace assoluta” si stava traducendo in un lazzaretto verso cui eravamo indifferenti, mentre la sua malattia — la radicalizzazione — si diffondeva nel resto del mondo. Trump ha rotto a modo suo (certamente maldestro) il muro dell’ipocrisia, denunciando che l’infezione era ormai uscita da quel lazzaretto.
Gli accordi successivi hanno avuto un vincitore apparente e uno reale. L’Iran oggi è in crisi finanziaria e non può continuare la guerra; è in crisi economica se non apre Hormuz ed è privo di una reale forza militare, disponendo solo di una forza di disturbo e di guerriglia. Non ha una marina, se non scafi leggeri, non ha aviazione, e le restano solo una parziale capacità contraerea e di risposta missilistica: non è più una potenza d’area in grado di minacciare con effetti reali, né può sostenere i suoi proxy in Libano e in Yemen.
Ha, geopoliticamente intatta, solo la forza mediatica, alimentata dalle relazioni con quella cultura anti-occidentale che, paradossalmente, pervade le stesse società occidentali in una sorta di aspirazione suicida.
Trump ha agito da Trump, ma ha fatto qualcosa anziché accettare passivamente l’esistente. La politica non può essere una partita di calcio tra simpatici e antipatici. Per citare Mao: non mi interessa il colore del gatto, basta che acchiappi il topo.



