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Sottomarini iraniani e affondamento della IRIS Dena: pericoli nei choke points e limiti operativi nel Mediterraneo

Classi di sottomarini iraniani; Impossibilità di operazioni stabili nel Mediterraneo; Rischi concreti nei choke points; Conseguenze dell’affondamento della IRIS Dena

La marina iraniana possiede una flotta subacquea variegata, capace di operazioni regionali ma non progettata per missioni prolungate in oceani o nel Mediterraneo. La notizia confermata il 4 marzo 2026 dell’affondamento della fregata IRIS Dena, una unità di classe Moudge, da parte di un sottomarino statunitense al largo dello Sri Lanka, ha aumentato l’attenzione internazionale sulle capacità iraniane e sulle loro vulnerabilità. Secondo il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, la fregata è stata colpita da un siluro MK-48 in acque internazionali, segnando il primo affondamento di una nave nemica tramite siluro da parte degli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale. L’incidente ha provocato almeno 80 morti, con 32 superstiti soccorsi dalla Marina dello Sri Lanka e circa 140 persone ancora disperse.

Classi di sottomarini iraniani

Tra le unità più importanti della marina subacquea iraniana ci sono i sottomarini della classe Kilo, di origine russa, diesel-elettrici, oceanici, armati con siluri e missili antinave. Queste unità rappresentano le più capaci della flotta, sebbene rimangano vulnerabili in lunghe traversate lontano dalle acque regionali. I sottomarini nazionali della classe Fateh sono progettati per operazioni costiere e di difesa regionale, dotati di siluri e mine. La flotta si completa con i mini-sottomarini della classe Ghadir, specializzati in imboscate e posa di mine, particolarmente efficaci nelle acque basse e trafficate del Golfo Persico.

Impossibilità di operazioni stabili nel Mediterraneo

Nonostante la presenza numerosa, la possibilità concreta che la marina iraniana possa operare nel Mediterraneo resta estremamente limitata. I Kilo potrebbero teoricamente percorrere rotte lunghe via Capo di Buona Speranza o Gibilterra, ma i limiti logistici, la ridotta autonomia e la sorveglianza internazionale rendono una presenza stabile nel Mediterraneo altamente improbabile.

Rischi concreti nei choke points

I rischi reali alla navigazione si concentrano invece nei choke points strategici, come il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz, dove le acque basse e il traffico intenso consentono all’Iran di sfruttare una guerra marittima asimmetrica. In questi passaggi i mini-sub Ghadir possono minacciare navi militari e commerciali attraverso imboscate e posa di mine. Il Mar Arabico settentrionale rappresenta un rischio moderato, mentre il Mediterraneo rimane un teatro a basso rischio per le unità iraniane.

Conseguenze dell’affondamento della IRIS Dena

L’affondamento della IRIS Dena potrebbe indurre Teheran a intensificare le tattiche asimmetriche nei choke points, aumentando l’impiego di mini-sub e mine, senza però modificare la sostanziale impossibilità di operazioni prolungate lontano dalle acque regionali. La conferma dell’incidente evidenzia le vulnerabilità della marina iraniana e sottolinea quanto la strategia subacquea sia principalmente mirata alla difesa locale e alla pressione sui passaggi marittimi strategici.

In sintesi, la flotta subacquea iraniana resta una minaccia concreta nei passaggi strategici, capace di disturbare la navigazione commerciale e militare, ma non di proiettare potenza in maniera stabile nel Mediterraneo.

Alexandro Ascoli
Alexandro Ascoli
Imprenditore ed esperto di storia militare. Presidente onorario della Associazione di Ricostruzione Storica "Mos Maiorum". Studioso di Geopolitica e dei conflitti dell'evo antico e moderno del Medio Oriente.
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