HomeUncategorizedIntervista a Giammarco Brenelli, presidente del Comitato Giustizia Sì

Intervista a Giammarco Brenelli, presidente del Comitato Giustizia Sì

A pochi giorni, ormai, dal voto referendario, abbiamo intervistato Giammarco Benelli, Presidente del Comitato Giustizia Sì, per avere un quadro unitario della campagna referendaria e anche qualche chiarimento sui temi più controversi o meno approfonditi.

D – Avvocato Benelli, questo referendum in qualche caso ha acquisito i connotati di una guerra tra caste. Perché i cittadini possano sentirsi inclusi e decidere di recarsi alle urne, quali sono, a suo avviso, i vantaggi per la vita di tutti dell’auspicabile vittoria del “Sì”?

R – I vantaggi connessi ad una migliore valutazione professionale del Giudice non riguardano soltanto il singolo cittadino che incappa in un’indagine penale, con relativo carcere e gogna mediatica, ma comportano anche un minore costo per la collettività in connessione coi risarcimenti per i casi di ingiusta detenzione e di malagiustizia, anche se il vero tema è il processo giusto.

D’altra parte, si deve anche aggiungere che il ritardo della giustizia civile è un costo: va così fatto qualche raffronto con l’Europa dove la durata dei procedimenti è pari a 133 giorni in un primo grado, 110 nel secondo e 101 nel terzo grado, mentre in Italia lo standard di efficienza è molto inferiore.

In Italia la giustizia civile, nonostante un indubbio miglioramento conseguente agli investimenti straordinari del PNRR, rimane lenta:  i processi in primo grado durano 540 giorni; ci vogliono circa due anni per il grado di appello; un anno per la Cassazione.

Si può così ben dire che in Italia, seppure la giustizia penale sia all’ordine del giorno delle cronache, è proprio nell’ambito civile che essa muore, per esempio quando il cittadino si vede deluso per l’esecuzione di un semplice pignoramento, senza parlare della farraginosità e lentezza in generale del contenzioso ordinario.

Eppure, secondo i dati delle statistiche dello stesso CSM: risulta che nel 2021 la valutazione della professionalità dei magistrati risulta positiva per il 99,47% nel 2021, non positiva per lo 0,19%, negativa per lo 0,34%, nel 2022, e negli anni successivi si confermano le stesse percentuali positive intorno al 99%.

D’altra parte, le risorse nel bilancio della giustizia italiana sono superiori rispetto a quelle della media dei Paesi UE, eppure, come si è visto, i processi in Italia durano il doppo della media UE e rimane un arretrato notevole.

E’ indubbio che lo scambio correntizio di nomine e d’indulgenze nel CSM, svolgendosi con il criterio della lottizzazione, non ha premiato il merito del singolo magistrato se si considerano le valutazioni professionali uniformi e piatte persino per il singolo magistrato che, per esempio, non deposita sentenze per due anni, accumulando arretrato nel processo e nelle esecuzioni civili oppure, nell’ambito penale, prolungando inchieste prive di indizi magari dedicandosi magari a presenze in talk show.  

D – Si sente parlare poco dell’Alta Corte Disciplinare, rispetto al tema caldissimo che è il sorteggio. Come è concepita la Corte e in che misura, finalmente, anche il giudice che sbaglierà pagherà, come avviene per gli altri professionisti e come è normale in democrazia?

R – Anche i dati della valutazione disciplinare dei magistrati, secondo la PG della Cassazione sono del tutto piatti: nel 2024 su 1754 fascicoli ne risultano archiviati immediatamente 1115, per i restanti 600, 520 vengono archiviati in una seconda fase (dunque 95,8%) mentre risulta che 53 casi sono sfociati nel giudizio, cui si sono aggiunti 27 d’iniziativa del Ministero, con 24 condanne finali. Essi sono il frutto di uno scambio di indulgenze tra le correnti: “tu mi dai il voto e io ti perdono” del resto il giudizio è inevitabilmente corporativo laddove il collegio giudicante è sotto gli occhi degli elettori organizzati in correnti.

A detta sostanziale impunità si contrappone il costo del risarcimento per ingiusta detenzione che è stato determinato, negli ultimi anni in sede giudiziale, in 250.000.000 euro.

A tale situazione si cerca di ovviare con il nuovo organo dell’Alta Corte disciplinare, costituita con maggioranza di magistrati e composta da 15 giudici (3 nominati dal Presidente della Repubblica, 6 magistrati di Cassazione, 3 magistrati dell’Accusa e 3 estratti dal Parlamento, in seduta comune).

Con la riforma si prende atto che il CSM, da organo di alta amministrazione secondo l’art. 105 con competenza circa “le assunzioni, le assegnazioni ed trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari …” ha progressivamente limitato le sue funzioni specifiche per trasformarsi in una sorta di Terza Camera, spesso in contrasto, fino allo sciopero, con il potere Legislativo e/o esecutivo.

Ritenere il CSM e i nuovi due organi per i giudici e i P.M., oltre che per l’Alta Corte di disciplina, oggetto di rappresentanza elettiva di stampo correntizio significherebbe snaturarne la specifica funzione.

Per ovviare a questa patologia da tempo si discuteva di introdurre il sorteggio tra magistrati stessi che amministrano quotidianamente il giudizio nei Tribunali.

Detto sorteggio non pescherà certo tra cittadini comuni, ma tra tutti i magistrati abilitati da un concorso, mentre il criterio della rappresentanza democratica esula dall’ambito di dipendenti pubblici che devono applicare la legge al di fuori di ideologie e programmi più propri per il suffragio elettorale nelle elezioni per il Parlamento o dell’autonomia locale.

Perché mai questi magistrati non dovrebbero decidere su temi ben più semplici quali le carriere dei propri colleghi?

D – La polarizzazione politica, introdotta soprattutto dal NO che nei primi sondaggi risultava in svantaggio, può distrarre dal merito? C’è il rischio che il referendum si trasformi in una sorta di verifica della capacità dell’opposizione di mobilitare il proprio elettorato contro il governo? E come giudica la qualità delle argomentazioni del NO?

R – Il Referendum è un aspetto fondamentale della democrazia e riguarda un quesito non così complicato: in primo luogo c’è il tema della separazione delle carriere in coerenza con l’art. 111 della Costituzione sul giusto processo che significa parità delle parti e giudice terzo, e nuovi organi conseguenti con due separati CSM per i P.M. e i giudici. E come potrebbe essere terzo il giudice collega del P.M. inquadrato nella stessa carriera?

Il secondo tema è l’Alta Corte di Disciplina costituita da giudizi terzi e svincolati dalle correnti. Chiunque legga gli articoli della Riforma non trova una parola che attenti all’autonomia e all’indipendenza dei magistrati. Infatti, quando s’invitano i fautori del NO, a trovare nel testo tracce di ipotesi della “politica” che assoggetterebbe la magistratura essi dicono che “potrà succedere” e che “più che il testo bisogna valutare il contesto”. Questa formuletta e altre facezie del genere sono utilizzate da chi vuole dare una spallata al governo con un uso veramente improprio dello strumento referendario, mentre importanti componenti della sinistra e del centro sinistra, pur essendo del tutto estranei alla maggioranza di governo, votano SÌ alla legge, per il testo concreto e chiaro della medesima che riguarda la civiltà giuridica.

(Giammarco Brenelli, redazione a cura di Alessandra Pontecorvo)

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