Referendum: cosa sono le correnti della magistratura e cosa cambierebbe con la riforma
L’appuntamento referendario del 22 e 23 marzo ha ormai assunto i contorni di uno scontro politico molto polarizzato. Prima di entrare nel merito delle posizioni contrapposte, è utile chiarire cosa siano le correnti della magistratura e quale ruolo svolgano nel funzionamento dell’ordine giudiziario.
Con il termine correnti si indicano i gruppi interni all’Associazione Nazionale Magistrati, l’organismo che riunisce la grande maggioranza dei togati italiani. Queste aggregazioni rappresentano sensibilità culturali e orientamenti diversi presenti tra giudici e pubblici ministeri e incidono in modo significativo sulle dinamiche associative e sulle elezioni interne.
Le origini storiche dell’ANM e delle correnti
L’Associazione nacque il 13 giugno 1909 a Milano per iniziativa di quarantaquattro magistrati con il nome di Associazione Generale tra i Magistrati d’Italia. L’attività venne interrotta durante il periodo fascista nel 1925 e riprese circa vent’anni dopo con la denominazione attuale.
La nascita della Repubblica e l’entrata in vigore della Costituzione del 1948 segnarono una svolta profonda. La magistratura venne configurata come ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato. In quel contesto prese forma un intenso dibattito interno su come applicare concretamente i nuovi principi democratici.
Le correnti della magistratura comparvero tra gli anni Cinquanta e Sessanta con l’obiettivo di rappresentare le diverse visioni presenti nella categoria, in particolare quelle dei magistrati più giovani, spesso distanti dall’impostazione culturale di parte della generazione formatasi durante il periodo fascista.
La transizione istituzionale del dopoguerra fu complessa e non priva di compromessi. L’epurazione della magistratura legata al regime risultò limitata e ciò contribuì a mantenere una forte continuità culturale all’interno dell’ordine giudiziario anche dopo l’adozione dei valori costituzionali.
Il ruolo delle correnti nel CSM oggi
Oggi le correnti della magistratura continuano a esercitare un peso rilevante soprattutto nelle elezioni dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura. Tra i gruppi più noti figura Magistratura indipendente, generalmente considerata su posizioni più conservatrici e orientata a una visione istituzionale della funzione giudiziaria.
Sul versante progressista si collocano Area democratica per la Giustizia e Magistratura democratica, quest’ultima spesso indicata nel dibattito pubblico con l’etichetta di toghe rosse. Accanto a queste realtà opera anche Unità per la Costituzione, tradizionalmente percepita come area moderata e centrista.
Nelle elezioni del CSM del settembre 2022 la distribuzione dei seggi ha confermato il peso delle diverse componenti, evidenziando come le correnti continuino a rappresentare un fattore determinante negli equilibri interni.
Cosa prevede la riforma oggetto di referendum
Il testo approvato dal Parlamento e sottoposto al voto popolare propone una modifica strutturale dell’assetto attuale. La riforma prevede la sostituzione dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura con due organi distinti, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, nell’ottica della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
La novità più discussa riguarda però il metodo di selezione dei componenti togati. Attualmente il CSM è composto da trentatré membri, di cui tre di diritto e trenta elettivi. Tra questi ultimi, venti sono magistrati scelti dalla stessa categoria, mentre dieci sono membri laici eletti dal Parlamento in seduta comune.
In questo sistema le correnti della magistratura svolgono un ruolo decisivo, sia nella scelta dei candidati sia nelle dinamiche elettorali interne.
Il nodo del sorteggio
La riforma introduce il sorteggio come nuovo meccanismo di selezione dei membri togati. Secondo il progetto, i magistrati in servizio verrebbero inseriti in elenchi distinti dai quali estrarre a sorte i componenti dei futuri consigli superiori.
L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre il peso delle correnti della magistratura e di superare logiche ritenute da alcuni eccessivamente corporative o clientelari. Secondo il governo, il sorteggio rappresenterebbe una discontinuità significativa rispetto al sistema attuale.
Resta ora al corpo elettorale la decisione finale su una riforma destinata, in ogni caso, a incidere profondamente sugli equilibri interni della magistratura italiana.



