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L’essenza del pregiudizio: perché il rapporto ONU sui bambini a Gaza è giuridicamente insostenibile

Dall'assenza di autopsie indipendenti al "bias" ideologico della commissione: i vicoli ciechi di un dossier che trasforma i danni collaterali di Hamas in un teorema politico.

Il recente rapporto di 94 pagine intitolato “The essence of childhood has been destroyed”, firmato dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite, lancia contro lo Stato di Israele l’accusa più infamante possibile: il “targeting deliberato” e sistematico dei bambini palestinesi. Tuttavia, grattando la superficie della retorica formale e dell’indignazione umanitaria, emerge un documento affetto da un vizio metodologico d’origine, da una totale cecità militare e da un’assenza cronica di prove forensi verificabili. Più che un’inchiesta indipendente, il testo si rivela un castello di speculazioni politiche teso a un verdetto predeterminato.

Un vizio d’origine: il mandato asimmetrico e il fattore Sidoti

Per comprendere l’inattendibilità delle conclusioni della Commissione, occorre guardare alla sua genesi. Istituita nel 2021 dal Consiglio ONU per i diritti umani (UNHRC) — un organismo storicamente sbilanciato e dominato da blocchi geopolitici apertamente ostili a Gerusalemme —, la Commissione gode di un mandato permanente “aperto”, strutturato appositamente per indagare sulle colpe strutturali di una sola parte.

Se i magistrati Srinivasan Muralidhar e Florence Mumba prestano al panel una parvenza di asettica autorevolezza forense, è la figura del terzo membro, l’australiano Chris Sidoti, a svelare il cortocircuito ideologico. Già legato in passato a coalizioni marcatamente schierate a favore della causa palestinese e autore di controverse dichiarazioni pubbliche tese a minimizzare l’allarme antisemitismo all’ONU, Sidoti rappresenta quel legame diretto con l’attivismo militante che mina alla radice il principio di terzietà. Non siamo davanti alla retorica incendiaria di una Francesca Albanese, ma l’effetto geopolitico è identico: un “bias di conferma” istituzionalizzato.

La cancellazione della demografia e del contesto urbano

L’accusa di intenzionalità si scontra brutalmente con la realtà oggettiva dei dati sul terreno. Affermare che l’alto numero di vittime minorenni sia la prova di un “piani mirato” significa cancellare deliberatamente due fattori chiave dell’inferno di Gaza:

  1. La piramide demografica: Con un’età media straordinariamente bassa e una popolazione composta per quasi il 50% da minorenni, qualsiasi conflitto urbano ad alta intensità produrrà, per pura e tragica fatalità statistica, un numero altissimo di vittime giovani.
  2. La densità abitativa e la dottrina degli scudi umani: Il rapporto della Commissione opera in un vuoto pneumatico in cui l’avversario militare — Hamas — sembra non esistere. Il testo ignora sistematicamente la strategia documentata del terrorismo islamista: combattere in abiti civili, stoccare armi nelle scuole, posizionare centri di comando sotto gli ospedali e utilizzare i tunnel sotto i quartieri residenziali. Trasformare il tragico danno collaterale causato dall’uso degli scudi umani in “volontà omicida selettiva” da parte delle IDF è un salto logico che viola i principi elementari del diritto internazionale umanitario.

L’assenza di prove forensi e il primato dell’illazione

Il punto più debole del dossier risiede tuttavia nell’assoluta inconsistenza delle prove presentate a supporto della tesi sui cecchini (gli snipers) che mirerebbero deliberatamente ai bambini. Nel testo non esiste una singola prova forense degna di questo nome.

Non sono state eseguite autopsie da medici legali terzi o indipendenti (come la Croce Rossa). Non esistono analisi balistiche sui proiettili, non sono note le distanze di tiro, né le linee di campo o il contesto di fuoco incrociato in cui sono avvenuti i singoli drammi. L’intero impianto accusatorio si regge esclusivamente su:

  • Interviste a distanza o condotte in paesi terzi a testimoni locali e personale medico di parte (spesso dipendente dal Ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas).
  • Una correlazione arbitraria secondo cui la precisione di una ferita vitale su un minore equivalga automaticamente al dolo del soldato, escludendo a priori rimbalzi, schegge, proiettili vaganti di Hamas o il coinvolgimento attivo di adolescenti (dai 12 anni in su) addestrati dalle fazioni palestinesi come vedette o portatori d’armi.

Quello che una persona non passiva intellettualmente dovrebbe considerare

Il dramma dei bambini coinvolti nella guerra di Gaza è una tragedia immane, ma proprio per la gravità del tema la giustizia internazionale non può permettersi di abdicare al rigore scientifico. Liquidare la complessa realtà di una guerra urbana contro un gruppo terroristico arroccato tra i civili come un “genocidio mirato contro l’infanzia” significa produrre propaganda camuffata da diritto. Questo rapporto non fa luce sulle violazioni: le strumentalizza per scopi politici, squalificando ulteriormente l’autorevolezza delle istituzioni che lo promuovono.

Alexandro Ascoli
Alexandro Ascoli
Imprenditore ed esperto di storia militare. Presidente onorario della Associazione di Ricostruzione Storica "Mos Maiorum". Studioso di Geopolitica e dei conflitti dell'evo antico e moderno del Medio Oriente.
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2 Commenti

  1. L’argomento è interessante e l’articolo condivisibile. È necessario a mio avviso, informare costantemente. È una spina nel fianco della civiltà cui Putin trae profitto. Non è un caso, chi difende Hamas difenda la russia.

    • Enrico, dobbiamo tutti informare e diffondere l’informazione corretta. Condividere ed agire. Dalla nostra non abbiamo bot farm o stati che ci finanziano, per cui dobbiamo agire a livello personale e continuo.

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