È la Costituzione a impedire all’Italia una condotta onorevole? E’ la Costituzione a impedirci di scegliere, di esercitare il libero arbitrio, costringendoci a un ruolo marginale? Ci ha ridotto a “mosche cocchiere”? L’analisi della politica estera italiana non può prescindere da queste domande e dal ruolo spesso paralizzante attribuito alle organizzazioni internazionali, in primis l’ONU.
L’Esegesi dell’Articolo 11 e il Mito del Ripudio della Guerra
Il citatissimo articolo 11 della Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Facciamo una breve esegesi. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa, non di difesa. Non la ripudia quando si tratta di una guerra di liberazione di altri popoli. L’interpretazione che nega persino il diritto alla difesa sembra adombrare un “pacifismo” recente che prescinde dalla realtà. Se l’ONU non funziona e il “multilateralismo” favorisce le tirannie, che fare?
Inoltre, la Costituzione parla di “condizioni di parità” e di organizzazioni che assicurino “la pace e la giustizia”. L’ONU, col diritto di veto a 5 Paesi (tra cui Russia e Cina, non democratici), non corrisponde al requisito di parità. Anche queste organizzazioni vanno monitorate costantemente, visto il degrado e la parzialità che ne hanno minato l’autorevolezza.
L’ONU come Alibi per la Politica Estera Italiana
Quindi, “l’Italia ripudia la guerra” è una comoda semplificazione. L’idea che l’unica “guerra legale” sia quella autorizzata dalle Nazioni Unite è una scelta politica di comodo. Chiamare in causa l’ONU permette ai governi di superare le divisioni interne.
È più facile ottenere il consenso pubblico per una missione con il “bollino” di imparzialità internazionale. Per una media potenza come l’Italia, agire dentro l’ONU significa non dover scegliere schieramenti troppo netti che potrebbero danneggiare interessi commerciali o diplomatici.
La Frammentazione dei Partiti su Alleanze e Influenze
In Italia, il panorama politico rispetto alle alleanze internazionali (USA, NATO, UE) e alle influenze “antioccidentali” (Russia, Cina, mondo islamico) è frammentato. Ecco una panoramica delle posizioni:
Centrodestra: Tra Atlantismo e Nuance
- Fratelli d’Italia: Atlantismo convinto, forte sostegno all’Ucraina. Europeismo critico (Europa delle nazioni sovrane). Nettamente anti-russi e diffidenti verso la Cina.
- Lega: Atlantismo convinto con simpatie MAGA. Fortemente euroscettici. Storicamente legati a Putin, oggi mantengono una linea di “pace subito” interpretata come più morbida verso Mosca.
- Forza Italia: Atlantismo tradizionale e europeismo ortodosso (PPE). Posizioni di mediazione, ma allineate alle sanzioni occidentali.
Centrosinistra e M5S: Divisioni e Ambiguità
- Partito Democratico: Atlantismo liberale, enfasi sull’autonomia europea. Sostengono gli “Stati Uniti d’Europa”. Silenziosi sull’Ucraina, molto vocianti su Israele-Iran.
- Movimento 5 Stelle: Atlantismo condizionato. Critici verso l’escalation militare. Favorevoli all’UE ma critici sui vincoli di bilancio. Spesso accusati di ambiguità filorussa per l’opposizione all’invio di armi; in passato aperti alla Cina.
Le Posizioni Antioccidentali e i Nuovi Paradossi
Le posizioni nettamente antioccidentali si concentrano nella Lega e in parte del M5S (pacifismo radicale), oltre a gruppi minori come Democrazia Sovrana e Popolare. L’entusiasmo per Pechino si è ridotto a una componente pragmatica.
Sul Medio Oriente, il centrodestra è pro-Israele, mentre centrosinistra e M5S sono critici e sostengono la causa palestinese. Un paradosso si crea con Donald Trump: la destra italiana gli è vicina ideologicamente, ma questo potrebbe creare tensioni con l’UE su dazi e difesa.
In sintesi, mentre il centrosinistra si appiattisce sulle posizioni ONU, il centrodestra, pur cosciente dei limiti delle Nazioni Unite, resta legato all’ombrello delle alleanze per la frammentazione interna.
La Crisi di Credibilità dell’ONU: Tra Paralisi Politica e Fallimenti Umanitari
È auspicabile che l’opinione pubblica inizi a distinguere tra l’ONU come simbolo e l’ONU come organo decisionale. Il potere di veto della Russia ha mostrato chiaramente che l’ONU è impotente quando un conflitto coinvolge un membro permanente.
Anche in Medio Oriente, le frequenti risoluzioni bloccate o non applicate hanno rafforzato la percezione di un’organizzazione indebolita. Alla paralisi politica si aggiunge il tradimento del ruolo umanitario.
Il caso dell’UNRWA è emblematico: gravi accuse di coinvolgimento di personale nel pogrom del 7 ottobre, infiltrazioni di Hamas, e l’uso di infrastrutture per supportare i tunnel. Di fronte a queste accuse, l’ONU si autogiudica, si autoassolve e si difende dietro l’immunità diplomatica, che andrebbe abolita.
La storia recente riporta altri gravi fallimenti delle missioni ONU: gli abusi sessuali nei caschi blu (Repubblica Centrafricana, Haiti, Congo), l’epidemia di colera a Haiti causata dai caschi blu nepalesi, e la mancata protezione a Srebrenica durante il genocidio.
La cieca fiducia nell’ONU non ha motivo di essere. Si spiega forse con il bisogno di evitare rappresaglie o di assicurarsi risorse energetiche, per un Paese che ha rinunciato al nucleare e all’indipendenza. Ma allo stato attuale la deaerazione del suo ruolo è talmente evidente che se non vuole essere spazzata via, l’ONU dovrà seriamente pensare a riformarsi.



