Netanyahu tra accuse di corruzione, costruzione mediatica e demonizzazione politica

Vi capita mai, ma sì, certo che vi capita, di sentir dire, o addirittura di dire, che anche se Israele ha il diritto di difendersi, Netanyahu è un politico che non va bene? “Io sono contro Netanyahu”. “Netanyahu non mi piace”.

Ora. Io ho sempre votato Netanyahu. Da quando ho fatto l’Aliyah, e a parte un piccolo intermezzo, ho sempre vissuto sotto governi Netanyahu. E dovrò sempre ringraziarlo, perché se ho potuto emigrare, farmi una vita, lavorare e, quando è stato necessario, proteggermi, lo devo anche a lui.

Detto questo, mi sono chiesto: perché, nell’informazione collettiva, il primo ministro israeliano è considerato il male di Israele? Perché è considerato una persona corrotta?

Cioè, alla fine, come non lo sapevo io, non lo sanno molte persone. Quindi il metodo più giusto è cercare di capire cosa effettivamente avrebbe fatto, e se le ragioni di questo astio siano giustificate oppure no. Quello che voglio dimostrare è che queste accuse sono più un prodotto ideologico che altro. O meglio: tutto è iniziato perché mi sono chiesto: “Ma se fossi io quello esagerato, che non vede i difetti di Israele e quindi di Netanyahu?”.

E allora la domanda vera è diventata un’altra: Netanyahu è davvero corrotto oltre la media, oppure è stato trasformato nel simbolo assoluto del male per ragioni ideologiche e mediatiche?

Perché le due cose non sono la stessa cosa. Uno può anche avere difetti, può anche essere processato, può anche avere zone grigie, ma da qui a diventare il Voldemort del nuovo millennio ce ne passa. Ed è proprio qui che la questione, secondo me, si fa interessante.

Tutti conosciamo la storia leggendaria che c’è dietro la figura di Bibi. Il fratello, unica vittima israeliana della leggendaria missione di salvataggio a Entebbe. Quasi vent’anni alla guida di un Paese che, tra amori e dissapori, lo ha sempre rieletto. E poi alcuni nei, alcune ombre, che sono la base di tutto il racconto costruito contro di lui.

Per prima cosa ho voluto capire quali fossero le accuse contro Netanyahu prima del 7 ottobre 2023.

Bibi era, ed è tuttora, sotto processo in tre casi di corruzione, noti come Caso 1000, 2000 e 4000, con imputazioni di corruzione, frode e abuso di fiducia.

In sintesi, prima del 7 ottobre 2023:
Caso 1000: accuse di aver ricevuto regali di lusso — sigari, champagne, gioielli — da uomini d’affari in cambio di favori politici e diplomatici.
Caso 2000: accuse di aver negoziato con l’editore del quotidiano Yedioth Ahronoth una copertura mediatica favorevole in cambio di una legge che penalizzasse il giornale rivale Israel Hayom.
Caso 4000: il più grave, riguarda presunti favori regolatori all’azienda di telecomunicazioni Bezeq e al sito di news Walla in cambio di copertura mediatica positiva per lui e sua moglie.

Ecco, questi sono i capi d’accusa.

Ora, a me questa cosa ha fatto venire un dubbio. Non era possibile, secondo me. Non era possibile che il “criminale per eccellenza”, “l’uomo più odiato del pianeta”, il “nuovo Führer”, prima del 7 ottobre fosse, nei fatti, un politico accusato di cose che, cosi di botto, sembrano più da politico medio occidentale che da incarnazione del male assoluto.

E sì, perché al momento gli italiani che accusano Netanyahu di corruzione e abuso di potere fanno anche un po’ sorridere. L’Italia è pur sempre il Paese di Tangentopoli, delle correnti, dei governi tecnici, dei moralisti a giorni alterni e del Movimento 5 Stelle al governo. Quindi non è esattamente nella posizione più elegante del mondo per fare la morale agli altri.

Ma il punto non è assolverlo per simpatia o per tifoseria. Il punto è capire se Netanyahu sia davvero un politico eccezionalmente corrotto, oppure se intorno a lui sia stata costruita un’immagine volutamente mostruosa, sproporzionata rispetto alle accuse reali, perché utile a un certo racconto ideologico e mediatico.

Se guardiamo la questione in questi termini, il quadro cambia parecchio. Perché Netanyahu può anche essere antipatico, arrogante, divisivo, cinico, troppo attaccato al potere. Può aver governato troppo a lungo. Può aver commesso errori, anche gravi. Tutto legittimo.

Ma una cosa è questo. Un’altra è raccontarlo come se fosse il male assoluto in persona, come se tutta la complessità israeliana si potesse ridurre a una sola faccia, possibilmente con espressione satanica, buona per i post Instagram, per i cortei universitari e per la pornografia morale di una certa informazione.

Quindi, la ricerca, ridotta all’osso, ha prodotto questo risultato: il Voldemort del nuovo millennio, prima del 7 ottobre 2023, sarebbe accusato di:
aver ricevuto regali in cambio di favori politici;
aver cercato un accordo con un giornale per ottenere maggiore visibilità o una copertura più favorevole;
aver concesso presunti favori regolatori a una società di telecomunicazioni in cambio di maggiore sostegno mediatico.

Ora, intendiamoci: non sono accuse irrilevanti. Non sto dicendo questo. Sto dicendo però che c’è già qui una sproporzione enorme tra i fatti contestati e l’immagine pubblica costruita attorno a lui.

Ed è qui che, secondo me, casca tutto.

Perché Netanyahu non è stato trasformato in un simbolo assoluto solo per quello che ha fatto. È stato trasformato in un simbolo assoluto anche per quello che rappresenta. Rappresenta Israele che resiste, Israele che risponde, Israele che non chiede scusa per il fatto di esistere. E allora diventa perfetto come bersaglio: non più un politico da criticare, ma una figura da demonizzare.

La domanda, alla fine, è tutta qui: il livello di odio, deformazione e ossessione costruito intorno a lui è davvero proporzionato alle accuse reali?

La mia risposta, almeno per tutto quello che viene prima del 7 ottobre, è no.

Dopo il 7 ottobre il discorso cambia, si allarga, si incattivisce ancora di più e soprattutto diventa il vero terreno su cui la figura di Netanyahu viene usata come contenitore simbolico di tutto il male possibile, tipo la melma rosa di Ghostbusters 2 che si alimentava del male di tutto il mondo.

Ma quello è un altro capitolo, e merita di essere affrontato a parte.

Perché prima di discutere le accuse successive bisognava capire una cosa più semplice: Netanyahu era già davvero il mostro che ci avevano raccontato prima della guerra, oppure il mostro serviva già allora, e il 7 ottobre ha solo reso tutto più facile?

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