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Living History, Ep.1 “Protectores Domini Nostri APS”

La Living History rappresenta oggi una delle forme più efficaci e coinvolgenti di divulgazione storica, capace di trasformare il passato da materia astratta a esperienza viva, tangibile e accessibile. Attraverso la ricostruzione rigorosa di abiti, gesti, tecniche e contesti, essa consente non solo di raccontare la storia, ma di restituirla nella sua dimensione umana, quotidiana e concreta.

In un’epoca in cui la distanza tra pubblico e patrimonio culturale rischia di ampliarsi, la Living History si pone come ponte tra conoscenza accademica e fruizione popolare, rendendo comprensibili e memorabili contenuti complessi senza rinunciare al rigore scientifico. Non si tratta di semplice spettacolarizzazione, ma di una forma di interpretazione storica basata su studio, sperimentazione e confronto continuo con le fonti.

Il suo valore risiede anche nella capacità di valorizzare il patrimonio storico nazionale, riportando vita nei luoghi della memoria — siti archeologici, musei, aree monumentali — e contribuendo a una loro fruizione più consapevole e partecipata. In questo senso, la Living History non è solo uno strumento divulgativo, ma un vero e proprio mezzo di tutela attiva, capace di stimolare interesse, rispetto e senso di appartenenza verso il passato.

Questa serie di articoli nasce con l’intento di approfondire, attraverso mirate ai protagonisti, il ruolo e le potenzialità della Living History, evidenziandone il contributo fondamentale nella costruzione di una cultura storica condivisa e viva.

Protectores Domini Nostri APS

Il nostro viaggio nelle associazioni che praticano la Living History o, come viene chiamata in Italia, la Rievocazione Storica, inizia incontrando Marco Cecini, presidente della associazione Domini Nostri APS. E’ una fredda giornata di Marzo e Cecini ci accoglie col sorriso, nonostante il vento. Si legge nei suoi occhi l’entusiasmo di descrivere quella che è la sua passione della vita, la ricostruzione storica.

Dopo i convenevoli di rito iniziamo subito con domande importanti, profonde.

“Quali competenze sono rappresentate all’interno della vostra associazione? Collaborate con archeologi, storici universitari, o ricercatori? Come garantite che le informazioni storiche siano costantemente aggiornate?”

In Protectores Domini Nostri APS ci siamo da sempre sforzati di invitare persone che, al di là della passione per la Storia antica che pure costituisce il prerequisito essenziale, potessero portare competenze variegate e funzionali a quelle che sono le esigenze di un’Associazione di Rievocazione Storica moderna. Ecco quindi che nel nostro gruppo militano non solo laureati in Storia e Archeologia, ma Professori Universitari, Accademici, Giornalisti. Io stesso, per quanto sia laureato in un campo diverso da quello storico-archeologico, come Ricercatore Indipendente, negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di lavorare a diverse pubblicazioni scientifiche di Fascia A, alcune delle quali sono oggi arrivate all’attenzione di importanti Università all’estero con le quali sono in costante contatto e lavoro a diversi progetti. Abbiamo anche un Commercialista e un Notaio, perché oggi come oggi la normativa tende sempre più intensamente a considerare APS ed ETS alla stregua di piccole aziende, ed è quindi assolutamente essenziale essere preparati anche in questo campo.
Essendo tutti i nostri membri dei grandi appassionati di storia, lo scambio di informazioni storiche e di condivisione o segnalazione delle ultime pubblicazioni disponibili sui temi di nostro interesse, devo dire che è costante e intenso. Siamo accaniti divoratori di papers accademici, di notizie sugli ultimi scavi o sulle più recenti scoperte, e per noi è normale scambiarci tutte queste informazioni o testi via email o nella nostra chat di gruppo. Con un certo vanto devo dire che, dopo diversi anni di attività in questo campo, sono gli stessi amici archeologi, che ho avuto la fortuna di conoscere in questo tempo come studioso e rievocatore, che spesso mi aggiornano sulle ultime novità nel loro campo di studi…

“Qual è il vostro target principale e come misurate l’impatto didattico dei vostri eventi? Avete feedback da scuole, insegnanti, o visitatori che abbiano cambiato comprensione della storia romana dopo una vostra rievocazione?”

Il nostro target sono tutti i potenziali interessati alle materie che tanto ci appassionano, dal bambino curioso, alla persona più matura e informata, al Professore di Liceo come a quello Universitario. Usare un linguaggio semplice e comprensibile nelle nostre didattiche, non significa proporre contenuti banali o scontati. Per farti un esempio, quando ho proposto una buona parte delle mie ricerche quinquennali su Massenzio all’interno della Graphic Novel “Massenzio: L’Ultimo Romolo” in collaborazione con la Casa Editrice Nubes, l’ultimo pensiero che mi ha sfiorato è stato “beh, in fondo è un fumetto, devo fare una cosa semplice”. Al contrario. Essendo io, fra le altre cose, un grandissimo appassionato di Fumetti, siano essi manga giapponesi, manhwa coreani, i grandi capolavori del Fumetto franco-belga oppure le nostre strepitose serie a fumetti nazionali, per non parlare del fumetto di supereroi americano, sia esso Marvel o DC, conosco benissimo il potenziale divulgativo, didascalico e formativo che può essere veicolato attraverso l’abbinamento di parole e immagini. Si riescono a veicolare messaggi, insegnamenti, nozioni, estremamente precise e importanti in un modo immediato, semplice, comprensibile.


La Rievocazione in ultima analisi non è diversa da un Fumetto, nella misura in cui sfrutta il potenziale di questa dicotomia. Il fatto di indossare in prima persona le panoplie, gli abiti, gli utensili e gli armamenti, di rievocare e rivivere le scene o gli episodi storici che poi spieghiamo e raccontiamo al pubblico, ci avvicina a questo mezzo narrativo. Le persone ricevono così un duplice input cognitivo: quello visuale, e quello verbale, esattamente come nei fumetti. Ed è un mezzo che piace e convince tutti, grandi e piccoli, e permette di spingersi a toccare anche tematiche estremamente complesse, con soddisfazione.


Ricordo quando alla Villa di Massenzio rievocai un rituale teurgico e lo spiegai poi alle persone: parliamo di tematiche estremamente complesse, intoccate spesso persino per Professori di scuola superiore. Ho proposto temi di tipo universitario, ho rischiato, addentrandomi nei meandri della filosofia neoplatonica, dei suoi punti di contatto con il Paleo Cristianesimo, del come alcuni rituali religiosi siano comuni alla storia dell’umanità da millenni, e al di là delle contrapposizioni fideistiche si possa ravvisare nel genere umano e nel suo bisogno di rapportarsi con il divino una certa continuità quantomeno nei riti e nei gesti.
Non me lo aspettavo ma l’applauso scrosciante del pubblico quando è terminata la nostra performance mi ha dimostrato che l’apprezzamento delle persone non passa attraverso la semplicità o meno dei contenuti proposti. È una presunzione assurda e sbagliata di cui ci dobbiamo liberare. Le persone sono più intelligenti, curiose, empatiche, di ciò che noi pensiamo. Vanno solo stimolate verso l’alto, non assecondate verso il basso. Questa è la mia idea.

I più entusiasti della nostra attività, per la mia esperienza, sono proprio insegnanti e professori: in aula devi seguire un programma ministeriale e un libro di testo, e mi rendo conto che c’è poco tempo, nei ritmi serrati della scuola dell’obbligo, per divagare e addentrarsi fra le pieghe della Storia. Ma è proprio in quelle pieghe, sotto le innumerevoli date e nomi, che si nascondono le cose veramente interessanti, quelle che il Rievocatore propone. E che rendono la Storia e il suo studio straordinaria, è la carta d’identità del genere umano, il passato che noi dobbiamo necessariamente conoscere per tracciare il nostro futuro. Come potrebbe un uomo senza passato, che non sa chi era e cosa ha fatto fino a ieri, definirsi? E se non puoi definirti, come puoi esistere davvero? Il senso della cosa è tutto lì.

“Collaborate con altre associazioni di reenacting? Esistono sinergie a livello regionale o nazionale? Siete parte di federazioni o organismi coordinatori?”

Assolutamente sì, in Italia collaboriamo con diversi gruppi di Rievocazione Storica, sia a Roma che sul territorio nazionale, anche se non facciamo parte al momento di particolari federazioni o organismi coordinatori nel nostro Paese. Mi piacerebbe molto partecipare a delle sinergie sia regionali sia nazionali che vadano oltre il semplice “ritrovarsi con le associazioni con cui si sta meglio”, ma che siano più strutturate, che partecipino insieme ai bandi, che si muovano all’unisono sul territorio. Qualcuno è riuscito a farlo in Italia, e sta già operando in questo senso. Per quanto ci riguarda siamo rimasti fuori per una questione di coerenza: questo tipo di federazioni si debbono e si possono fare con persone e con gruppi con i quali ci sia totale sovrapposizione di vedute, di modo da remare tutti nella stessa direzione e di non dover ogni volta partire da zero nelle discussioni. Ci vuole un minimo denominatore comune che sia assolutamente scontato e condiviso, e che rappresenti la condizione necessaria e sufficiente per poter far parte di questo eventuale Coordinamento. Probabilmente in futuro ci arriveremo, diciamo che per ora non si è creata l’occasione.


Facciamo parte però di un grande organismo internazionale, che è Nova Roma, composto da Rievocatori Storici ma anche da appassionati e studiosi della Roma Antica che non appartengono al mondo del Reenactment. Questa struttura sovranazionale si propone di promuovere la conoscenza e la diffusione della cultura romana in tutto il mondo attraverso eventi culturali, conferenze, Living History, e negli ultimi anni devo dire che è sempre più presente in tutta Europa, negli maggiori eventi internazionali.


Oltre a ciò, il gruppo viene annualmente invitato a svariati eventi internazionali, molti dei quali ahimè devono essere a volte disattesi a causa del mio lavoro, e i ragazzi del gruppo in mia assenza spesso non se la sentono di muoversi. Questo è al tempo stesso un onore per la fiducia nella mia leadership, ma anche un grave onere, perché purtroppo faccio un lavoro che spesso mi condiziona nei miei spostamenti e riduce il potenziale espressivo sia mio che, in questo caso, di tutto il gruppo.

“La storia romana include schiavitù, violenza, sessismo. Come affrontate questi temi nelle vostre rievocazioni? Li rappresentate, li minimizzate, o usate come occasione didattica esplicita?”

No, assolutamente queste cose non devono essere minimizzate, sarebbe controproducente e darebbe un’idea distorta della storia. Al tempo stesso, non credo nella rappresentazione esplicita della violenza, credo che appaghi un certo gusto volgare della nostra società per il voyerismo e il sadismo e io, forse per la mia sensibilità come padre di due bambini piccoli, non amo questo approccio.
Diciamo che la violenza può essere raccontata, rappresentata e discussa, anche senza renderla esplicita e fastidiosa. Si può far comprendere che esisteva, si può far intuire come fosse declinata, senza arrivare al culmine della sua esplicitazione. Tendenzialmente noi proviamo a fare in questo modo.

Le persone devono capire che la violenza è, purtroppo, connaturata al genere umano. La nostra società non include alcuna delle forme di violenza che appartenevano e definivano la società romana, ma sarebbe davvero incauto e miope dire che la nostra società non è una società violenta. Lo è, semplicemente è cambiata la forma in cui viene esercitata. Una volta consapevoli di questo, si arriva facilmente al passaggio successivo: se tutte le società umane, in qualche misura, sono latrici di forme di violenza, perché dovremmo condannare una cultura come quella romana che accanto agli schiavi, ai gladiatori e alle guerre di conquista, ci ha portato anche il diritto e la giurisprudenza, la retorica e la politica, l’urbanistica e l’ingegneria, la lingua e la cultura?

“Ricevete critiche dagli ambienti accademici? Come rispondete a chi sostiene che il reenacting sia ‘pseudoscienza’? Quali evidenze storiche supportano le vostre scelte ricostruttive più controverse?”

Sinceramente non mi ricordo moltissime critiche da parte degli accademici, in generale quando si segue il metodo scientifico nelle proprie ricostruzioni, e questo metodo viene poi descritto e condiviso con le persone, la critica si smonta da sé. Puoi eventualmente essere in disaccordo sulla ricostruzione finale, magari, perché gli elementi a disposizione sono tali da permettere diverse possibili ricostruzioni tutte altrettanto valide. Questo è pacifico, fa parte della ricerca che, naturalmente, è in continuo aggiornamento. Ma non potrai mai contestare il metodo.

All’inizio della mia carriera come rievocatore sono arrivate critiche pesantissime, e ancora oggi arrivano a distanza di tanti anni, da “colleghi” rievocatori: ma questo non solo è normale, al contrario, è apprezzabile, è la dimostrazione che stai facendo bene altrimenti non daresti fastidio. In Italia, in generale, noi apprezziamo chi vive sommessamente, sotto traccia, chi non si fa vedere, chi non si mette in mostra. Lo vedi anche sul posto di lavoro, ovunque, è così. Piacciono le persone che si percepiscono come innocue, che non valuti capaci di venire a ostacolare o minare il tuo orticello.


A chi sostiene che la Rievocazione Storica sia “pseudoscienza”, rispondo: dipende. Non posso fare l’avvocato di tutta la Rievocazione Storica, ci sono gruppi e gruppi, ognuno ha i suoi parametri, ognuno ha il suo metodo. Alcuni probabilmente potrebbero aver meritato certe critiche, o certe etichette. Io rispondo solo del mio lavoro e di quello del mio gruppo, e noi facciamo uso del metodo scientifico per le nostre ricostruzioni. Siamo sempre disponibili a rispondere nel merito e fonti alla mano a qualunque critica, sulla base di questo metodo.

Le fonti sono sostanzialmente tre, per noi: se esiste un reperto, fallo uguale; se non esiste, attingi all’iconografia pittorica e statuaria ma con quanti più confronti possibili con reperti reali accostabili; come ultima ed estrema ratio, puoi eventualmente valutare di ricorrere alla fonte letteraria, che però, in assenza totale delle altre due a supporto, è piuttosto rischiosa. Una ricostruzione che non si basi solo sulla terza, oppure su nessuna delle tre, può esporsi a numerose critiche, e personalmente come gruppo noi non la consideriamo percorribile.

“Attraverso il fare e il ricostruire, scoprite cose sulla storia romana che non sapevate? Il reenacting ha mai portato a revisioni delle interpretazioni storiche consolidate?”

Assolutamente sì, soltanto grazie alla ricostruzione plastica si riescono a capire alcune cose che, in caso contrario, puoi soltanto supporre o immaginare. Per esempio, perché le spade corte dell’antichità, citiamo per esempio il gladio, hanno sempre una punta molto marcata, laddove altre spade pure antiche come alcune La Tène II o III, per non parlare poi delle spathae tardo-antiche o poi delle vichinghe, hanno punte decisamente più arrotondate? Quando cerchi di simulare o ricostruire il metodo di combattimento con quelle spade, ti rendi conto che non sono spade concepite per colpire di punta, a differenza del gladio.


Sono spade totalmente orientate al taglio, e quindi avere una punta leggermente stondata permette di avere più massa sulla punta quando colpisci di taglio, oltre a garantire un taglio più profondo della lama anche nel caso di colpi di striscio portati con il suo bordo estremo (pensa ad esempio al bordo arrotondato di un’affettatrice): decisamente molto utile in caso di schivata dell’avversario, perché comunque sarebbe bastato il minimo contatto o recidere un tendine o a procurare altre ferite non indifferenti.


Ma questo è solo uno dei mille esempi possibili: moltissimi archeologi e studiosi oggi sono, sempre più con frequenza, anche ricostruttori. Si sono resi conto essi stessi di come la forgiatura di un elmo o di un’armatura, così come la creazione di un abito, o di un subarmalis, o la realizzazione dei tanto famosi pteryges di cui ancora oggi si dibatte come fossero effettivamente fatti, sia essa stessa una incomparabile fonte di sapere. Un sapere che si può ottenere solo attraverso il fare, perché non troverai nessun paper scientifico per quanto valido che te lo possa spiegare.

“Se scriveste una lettera a un quindicenne che ama la storia romana, cosa gli direste sul perché dovrebbe unirsi a una comunità di reenactor? Cosa imparerà sulla storia, su se stesso, sul senso civico?”

Cercherei di andare incontro alla solitudine profonda che ogni ragazzo di quell’età sente, soprattutto in un mondo disumanizzato come quello di oggi. Sul tuo profilo facebook o instagram puoi avere migliaia di amici, centinaia di persone che ti mettono like o cuoricini sui post, ma quante di queste persone potresti chiamare per chiedergli aiuto nel momento del bisogno? Probabilmente nessuna. Credo che questa consapevolezza sia devastante per la psicologia di un essere umano, sai? Lo è per un quarantenne, per un cinquantenne, che ormai ha una resilienza e una resistenza morale consolidate e che conosce comunque anche il “prima”, che è cresciuto nel “prima”, ha formato il suo carattere nel “prima”.


Ma come si sentirebbe un ragazzo che ha conosciuto soltanto questo nostro mondo dei social? Per lui esiste solo questa realtà, non ne esistono altre. Per lui la vita, l’essenza stessa della sua realtà, è fatta di solitudine e superficialità intrinseche. E persone particolarmente sensibili o empatiche, sono particolarmente esposte a subire i pericoli di quest’era. La Rievocazione Storica può essere un aiuto. Non sarà la panacea di ogni male, ma può essere un aiuto per tornare all’essenziale. La vita di gruppo, le uscite con amici anche di età diverse dalla tua, con i quali confrontarti, chiedere consiglio, avere supporto.
L’esperienza di come la Storia possa trasformarsi da materia noiosa e polverosa dei banchi scolastici, ad avventura appassionante che ti fa pulsare il cuore contando i giorni per arrivare al prossimo evento.
Potresti imparare che una pacca sulla spalla, il sorriso grato di un turista o di un visitatore che ha apprezzato il tuo intervento in un sito archeologico, i brindisi del gruppo alla fine di un evento andato bene, ti ripagano molto più di un like su un selfie.


Costruire o mantenere pulito un equipaggiamento ti insegnerebbe la pazienza, la perseveranza e ti darebbe disciplina nella vita, parlare con il pubblico, imparare a spiegare la storia e i suoi vari aspetti alle persone, anche più grandi di te, ti darebbe sicurezza e fiducia in te stesso, sentiresti di avere un peso come individuo, e valore come ingranaggio del gruppo. Sentiresti gli altri fidarsi di te, e questo farebbe crescere il tuo senso di responsabilità e la consapevolezza del tuo valore. Non è un mondo rose e fiori, non è un mondo perfetto, ma tutto il male, le invidie, le negatività, le gestiresti insieme agli altri non da solo, e anche imparare a gestire i contrasti e i rapporti dentro il gruppo, in un ambiente diverso da quello scolastico e familiare, ti sarebbe di grande aiuto per crescere.
Proveresti l’orgoglio di aiutare altre persone, inclusi i tuoi coetanei perché no, a conoscere un passato che è tutto intorno a loro, nelle strade che percorrono, nell’aria che respirano, nei parchi dove giocano. Contribuiresti a valorizzare siti archeologici e musei, e saresti l’arando di una tradizione millenaria, la tua tradizione, la tua storia, davanti a un pubblico curioso e avido di sapere.


Questo costruirà nel tempo il tuo orgoglio di appartenenza e il tuo senso di identità, ti porterà a camminare davanti al Colosseo e ai Fori con occhi diversi, quando guarderai quei monumenti antichi non penserai più che sono cose lontane da te, che hai altri pensieri, altri problemi o distrazioni a cui dedicarti, ma che sono una parte di te, che sono dentro di te, e che milioni di ragazzi prima di te, hanno calpestato quello stesso tratto di strada, sono andati a scuola, hanno avuto litigi, battibecchi, amori, dolori, soddisfazioni, ma in qualche modo sono andati avanti, hanno costruito una enorme e gigantesca Civiltà, la cui eco riverbera ancora oggi ai giorni nostri dopo secoli, e di quella Civiltà tu sei erede, sei l’ultimo testimone.


Se impari ad amare il tuo mondo, il tuo paese, la tua città, i tuoi parchi, i monumenti che ti circondano e ti regalano ogni giorno bellezza, imparerai anche a maturare affezione e desiderio di difenderli, a sentirli tuoi, a volere che la bellezza e l’armonia intorno a te crescano, non si distruggano né deperiscano.
E questo, alla fine dei conti, è tutto ciò di cui tutti noi abbiamo bisogno per creare per te e per le generazioni dopo di te, un mondo in cui valga la pena di vivere.


Protectores Domini Nostri APS è un’associazione di promozione sociale attiva a Roma dal 2010, impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale attraverso ricerca, divulgazione e archeologia sperimentale. Nata con un focus sulla fase di transizione tra III e IV secolo d.C., ha progressivamente esteso il proprio ambito di studio dalla Roma arcaica fino alla tarda antichità. Collaborando con musei, siti archeologici ed enti culturali in Italia e all’estero, l’associazione promuove un rapporto vivo tra comunità, ricerca storica e patrimonio. La rievocazione storica diventa così uno strumento di conoscenza attiva, capace di rendere il passato tangibile e condiviso, rafforzando il senso di appartenenza e il valore della memoria storica. Per info: protectoresaugusti@gmail.com


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