E’ il primo giorno di Aprile e la stagione rievocativa, in Italia, comincia a risvegliarsi. Le associazioni riprendono le loro attività e ripristinano le loro attrezzature. Una nuova versione della cerimonia del “Tubi Lustrium”.
Oggi incontriamo il Sig. Terence Di Francesco, a Cerignola, in provincia di Foggia. E’ il presidente di una associazione di recente istituzione che si occupa di Rievocazione Romana di epoca Repubblicana.

“Buongiorno Sig. Di Francesco, molti vedono il reenacting romano come intrattenimento. Come definireste voi la differenza tra ricostruzione storica rigorosa e rievocazione teatrale? Su quali criteri basate le vostre ricostruzioni di vestiario, armi, e tattica militare?” –
R – “Fare confusione tra ricostruzione storica e il semplice indossare abiti “in stile antico” è, purtroppo, un fenomeno molto diffuso tra i non addetti ai lavori. Questo accade anche perché, per lungo tempo, realtà come la nostra sono state assenti in molti territori: è proprio in questo contesto che nasce UBI MAIOR, con l’obiettivo di colmare un vuoto culturale concreto.
A contribuire a questa confusione sono anche numerosi eventi folkloristici che vengono presentati come “rievocazione storica”, ma che in realtà rispondono a logiche completamente diverse. In questi contesti, l’accuratezza storica è spesso secondaria rispetto all’impatto visivo o all’intrattenimento, e si ricorre a costumi e armamenti privi di qualsiasi riscontro nelle fonti.
La ricostruzione storica rigorosa si fonda invece su un principio ben diverso: l’aderenza alle evidenze. Il ricostruttore storico non si limita all’aspetto estetico, ma lavora per restituire uno scorcio di un’epoca nella maniera più fedele possibile, includendo il contesto sociale, culturale e funzionale degli elementi ricostruiti.
Le nostre ricostruzioni sono il risultato di uno studio incrociato tra reperti archeologici, fonti letterarie e fonti iconografiche. Per quanto riguarda l’ambito militare, oltre alle testimonianze degli autori antichi, facciamo ampio uso dell’archeologia sperimentale, che consente di verificare concretamente tecniche, materiali e dinamiche operative.”
D – “Quali sono i 3-4 appuntamenti fissi della vostra associazione nel 2026? Come decidete quali battaglie storiche rievocate? C’è una strategia geografica (es. seguire luoghi di importanza storica specifica)?”
R – “Dalla nascita recente della nostra Associazione abbiamo costruito legami con altre realtà pugliesi e gli eventi da loro organizzati sono per noi prediletti, primi tra tutti “OSCULANA Pugna” organizzata da Daunìas Aùskla e “320 a.C.- Assedio di Lvceria” organizzata da S.P.Q.L.
Nella partecipazione ai vari eventi in cui veniamo invitati, come primo fattore sicuramente valutiamo l’accuratezza storica proposta; il prestigio dell’evento di riflesso diventa anche prestigio per noi, partecipando.”
D – “Immaginiamo qualcuno che legge questa intervista e vuole partecipare. Qual è il percorso di ingresso? Quanto tempo occorre per prepararsi? Quali sono gli errori più comuni che commettono i principianti?”
R – “Riguardo alle regole di ingresso, seguendo il modus operandi di altre associazioni di comprovato valore, abbiamo optato nel mantenere un rapporto “conoscitivo” di almeno sei mesi con chi si avvicina alla nostra realtà. In questo frangente l’associazione si assicura che il nuovo partecipante rispetti tutti i fondamenti scritti nello statuto ma soprattutto il nuovo tesserato ha il tempo di capire se questa passione gli aggrada.
Riguardo alla preparazione, crediamo che non ci sia modo migliore per iniziare, se non quello di partecipare attivamente, in quanto il percorso di ogni nuovo partecipante viene supportato e diretto dai più esperti.
Sugli errori dei principianti ce ne sono alcuni molto comuni, primo fra tutti è forse quello di voler indossare sin da subito un equipaggiamento militare da veterano, magari per apparire “più belli”. Non c’è nulla di più sbagliato, non per una questione gerarchica interna come spesso si può pensare ma poiché decadrebbe il principio ricostruttivo suddetto. Come si può mai indossare un equipaggiamento da veterano se non si conoscono neanche i comandi base e non si sa neanche imbracciare uno scudo nella maniera corretta? È per questo che una sorta di cursus honorum è indispensabile nella formazione di un rievocatore.

D – “Descrivete un momento specifico di una rievocazione: dall’alba al momento di indossare l’armatura, fino al combattimento. Quali sono i dettagli che i visitatori non vedono? Cosa provate fisicamente e emotivamente?”
R – “La giornata inizia molto prima che il pubblico arrivi. All’alba c’è ancora silenzio e il campo è immerso in un’atmosfera sospesa. È in quel momento che si comincia a preparare tutto: controllare l’equipaggiamento, sistemare ogni dettaglio, perché nulla può essere lasciato al caso.
La vestizione è un processo lungo, Indossare alcune tipologie di armature richiede tempo, precisione e spesso l’aiuto di altri. I lacci vanno regolati, il peso si distribuisce sul corpo, il cuoio ti inebria con il suo odore, il metallo inizia a farsi sentire ancora prima dell’azione. Già in questa fase si entra in una dimensione diversa: non si è più spettatori della storia, ma parte di essa.
Quando si arriva al momento del combattimento o della manovra, il corpo è teso ma l’adrenalina è tanta. Il peso dell’equipaggiamento limita i movimenti, il respiro cambia, i suoni diventano più ovattati sotto l’elmo. Ogni gesto deve essere controllato, ogni movimento coerente con ciò che sappiamo dalle fonti. Non è solo una questione di rappresentazione, ma di disciplina.
A livello emotivo, è un’esperienza molto intensa. C’è concentrazione, responsabilità e anche una forma di rispetto verso il passato che si cerca di rappresentare nel modo più fedele possibile. L’adrenalina c’è, ma è sempre controllata: non stiamo “giocando”, stiamo cercando di restituire qualcosa di reale.
Quello che il pubblico non vede è tutto ciò che sta dietro: le ore di preparazione e la concentrazione costante. Non vede il sudore sotto le tuniche, la tensione nel mantenere un assetto corretto, né l’attenzione continua a non uscire mai dal contesto storico che si sta ricostruendo.
Ma non c’è solo questo, di “invisibile” spesso c’è il divertimento, le risate, il cibo condiviso, gli scambi di idee e la bellezza di calcare alcuni siti storici in sandali e tunica… è tutto ciò non ha prezzo.
D – “Come vengono ricevuti gli eventi di reenacting dalla comunità locale? Ci sono resistenze? Quali vantaggi (turistici, culturali, economici) apportano al territorio?”
R – “Per quella che è stata la mia personale esperienza, non mi sono mai imbattuto in comunità ostili al reenacting, anzi. Siamo sempre stati accolti con estremo piacere in ogni luogo e non sono mai mancati i ringraziamenti da parte dei visitatori.
Per quanto concerne ai vantaggi, ce ne sono moltissimi e purtroppo, alcune realtà con un potenziale storico culturale enorme, non hanno amministrazioni lungimiranti che puntano allo sviluppo del turismo culturale (anche per questo ho iniziato un percorso universitario nel corso di studi di “Patrimonio e Turismo culturale“).
Intorno ad un evento di reenacting, l’economia locale giova su molti settori: bar, ristoranti, alberghi, sono solo alcune delle attività che traggono beneficio dall’arrivo di visitatori. Basti pensare che in contesti dove gli eventi sono diventati a cadenza annuale, le amministrazioni li inseriscono nel bilancio proprio per i considerevoli vantaggi tratti da tutta la città.”
D – “Se scriveste una lettera a un quindicenne che ama la storia romana, cosa gli direste sul perché dovrebbe unirsi a una comunità di reenactor? Cosa imparerà sulla storia, su se stesso, sul senso civico?”
R – “Se ami la storia romana, unirti a una comunità di ricostruttori storici significa smettere di studiarla solo sui libri e iniziare a viverla davvero. Non è solo indossare un’armatura: è capire come funzionava una società, come si pensava, come si combatteva, come si viveva ogni giorno.
Imparerai a guardare la storia con spirito critico, basandoti su fonti e non su immagini stereotipate. Ma soprattutto imparerai molto su te stesso: disciplina, resistenza, capacità di lavorare in gruppo e di affrontare la fatica.
C’è anche un forte senso civico: fai parte di una comunità che ha il compito di trasmettere il passato in modo serio e rispettoso, contribuendo a diffondere cultura.
Vedrai inoltre luoghi bellissimi che probabilmente non potrai vedere diversamente e li potrai vivere non come un comune visitatore.
In breve, non è un hobby qualsiasi: è un modo per formarti, come persona prima ancora che come appassionato di storia.”
Lasciamo Terence Di Francesco intento ad organizzare la sua squadra nella manutenzione della preziosa attrezzatura e con la mente siamo già proiettati verso la prossima intervista. Il mondo del reenacting ci si sta prospettando sempre più interessante.

UBI MAIOR è un’associazione culturale di ricostruzione storica di epoca romana, nata nel 2024, che incentra i suoi progetti nel periodo Repubblicano. Tali progetti ricostruttivi spaziano su vari settori, da quello civile, militare fino ad arrivare alla sfera dei culti religiosi. ubimaiorstoria@gmail.com



