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L’Italia e la paura di fare politica restando sospesi: con Leonida ma pure Serse

La politica estera non ha le ragioni del bisogno di avere buoni sentimenti. Serve non per la pace, non per la guerra allo stesso modo, serve per stabilire le gerarchie degli interessi .

La guerra tra Russia e Ucraina è di un aggressore contro un aggredito, l’ aggredito è l’Ucraina e con lei l’ occidente. Se fai politica estera devi mettere in conto un rischio, se cerchi consenso unanime ti chiami fuori gioco. L’Italia in termini di aiuto agli Ucraini ci sta. Ma quando l’ aiuto finto umanitario, ha bisogno di mostrare i muscoli sia pure per esercitarsi, l’Italia si dissolve. I francesi, gli inglesi se la rischiano, noi stiamo a guardare come le stelle.

Quindi, siamo non schierati nei propri interessi, ma rinchiusi nelle nostre paure. Gli europei mandano simbolici soldati in Groenlandia, è un segno, una evidenza estetica, noi no. Quindi? Siamo solo spettatori di un campionato che non ci vede neanche suoi iscritti.
Francesi e inglesi non mettono gli scarponi in prima linea, ma non si nascondono neanche dietro Pilatesche lavate di mani. Non siamo tra coloro che son sospesi, stiamo con gli ucraini ma non troppo, siamo con gli americani ma anche no, siamo contro l’ Iran ma moderatamente se possibile.

Del resto la retorica di un paese che non finisce mai la guerra con chi la comincia non è peregrino e lo inveriamo. Siamo occidentali stiamo con Leonida ma anche Serse poi qualche ragione l’ aveva e anche noi siamo ad oriente di qualcosa.
Così il mondo corre e noi lo lasciamo passare.
Servirebbero repubblicani come Spadolini, La Malfa, ma dovremmo essere un Paese serio invece ci piace la commedia.

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