HomeEsteriL'asse Iran-CPI e il piano per mettere fuori legge Israele e USA

L’asse Iran-CPI e il piano per mettere fuori legge Israele e USA

Dal ruolo di Amal Clooney alle sanzioni di Trump: come il multilateralismo è diventato un’arma contro le democrazie sovrane

L’Iran non è solo una potenza militare che minaccia di distruzione fisica una zona delimitata del globo terrestre. Quello che l’Iran ha cercato di fare da molto tempo è usare il multilateralismo – tanto amato dai nostri cari politici un po’ attempati che non hanno ancora capito fino a che punto il mondo sia cambiato – per eliminare “legalmente” Israele attraverso l’uso distorto delle istituzioni internazionali elaborando, al contempo, gli strumenti per mettere fuorilegge gli Stati Uniti. Si chiama Lawfare ed è riuscito a coinvolgere i tribunali internazionali (la Corte Penale Internazionale) come estensione della guerra militare iraniana. Per ottenere questo risultato, questa ulteriore arma, l‘Iran ha speso sforzi diplomatici e denari per di piegare ai propri interessi i meccanismi dell’ONU e procurarsi una classe politica e mediatica internazionale che lavorasse per lui.

Il “Fattore Clooney” e la reazione americana

Un esempio di specie: l’editoriale di George Clooney sul New York Times del luglio 2024 fu il colpo di grazia alla candidatura a Biden, un atto di realismo politico che però non lo ha salvato dall’ondata di ritorno. Probabilmente si è trattato di una mossa disperata, fatta nella convinzione che i consensi di Biden potessero riversarsi su Kamala Harris (non tutti gli attori hanno il talento politico di un Ronald Reagan). In precedenza, Clooney era stato uno dei maggiori contributori in dollari della campagna di Biden, segno che per lui la vittoria dei Democrat era veramente esiziale. Ma, come insegnava Italo Svevo, i lapsus sono sempre in agguato.

Infatti, anche grazie al fatto che la lettera di Clooney ha ingigantito e stigmatizzato la sconfitta di Biden nel confronto televisivo di fine campagna elettorale, le elezioni presidenziali americane le ha vinte Trump. E il Congresso americano, varando un “martello” legislativo, l’H.R. 23 (Illegitimate Court Counteraction Act), è partito alla caccia della Corte Penale Internazionale che, come noto, aveva colpito Israele con i mandati di arresto per il premier israeliano Beniamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant (un Paese, Israele, non firmatario, come gli USA, del Trattato di Roma, il primo Paese democratico con un sistema legislativo interno di tutto rispetto e in cui si svolgono regolarmente elezioni democratiche, a venire “invaso” dalle attenzioni del procuratore generale Karim Khan) colpendo gli interessi americani. E l’H.R.23 non si è limitato a protestare e a recriminare contro l’offesa, ma ha revocato ogni centesimo destinato alla CPI e proibito qualunque finanziamento futuro; e non ha colpito solo i giudici, ma chiunque avesse assistito materialmente le indagini contro Israele o gli USA. Questo include consulenti, esperti e, come abbiamo visto, Amal Cooney che, con la Clooney Foundation for Justice (CFJ), era stata determinante nel fornire la base legale e il consenso di esperti indipendenti necessari al procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) per richiedere ed emettere i mandati di arresto contro Netanyahu e Gallant. 

Amal Clooney era stata uno degli otto esperti di diritto internazionale scelti dal procuratore della CPI, Karim Khan, per valutare le prove dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Israele e a Gaza. Questo gruppo, composto da giuristi di altissimo profilo, ha lavorato per oltre quattro mesi all’analisi del materiale investigativo. Ed è stata proprio Amal Clooney, attraverso il sito ufficiale della Clooney Foundation for Justice, a rendere pubblico un rapporto dettagliato in cui il panel ha dichiarato all’unanimità che esistevano “ragionevoli motivi per credere” che i leader di Hamas e i leader israeliani avessero commesso crimini che ricadevano sotto la giurisdizione della Corte. Uno dei contributi legali più significativi della Fondazione è stato confermare che la CPI avesse giurisdizione effettiva sui crimini commessi nel territorio dello Stato di Palestina (anche se questo nei fatti non esiste, ma ha goduto di una sorta di riconoscimento da parte del Segretario Generale dell’ONU proprio grazie alla firma del Trattato di Roma) o da cittadini palestinesi, smontando tecnicamente le obiezioni israeliane sulla mancanza di sovranità palestinese. La Clooney ha tenuto a sottolineare che, nonostante i diversi background personali e professionali dei membri del panel (che includeva ex giudici e sopravvissuti all’Olocausto come Theodor Meron), le conclusioni erano state unanimi. La posizione espressa dalla Fondazione è che “nessun perpetratore deve essere al di sopra della legge” e che il diritto internazionale deve applicarsi in ogni conflitto, indipendentemente dalle ragioni che lo hanno scatenato, per proteggere le vite dei civili, ha dato a Karim Khan la copertura legale necessaria per procedere con mandati storici e politicamente sensibili. Da parte nostra, però, non possiamo ignorare che Hamas ha fatto di tutto per non proteggere le vite dei propri civili e che non c’è nessun Paese al mondo che prende tante precauzioni per non colpire i civili, e quindi è evidente che lo scopo politico di questa operazione è sempre stato quello di riversare su Israele tutte le responsabilità inerenti al conflitto e di considerare i Paesi occidentali o alleati degli USA più responsabili degli altri.

Ma oltre alla “giustizia uniersale” c’è anche la politica: quando Trump ha vinto, la famiglia Clooney, adducendo come motivazione diplomatica la vita caotica a cui sono soggette le star da cui volevano preservare i loro gemelli, si sono trasferiti nella loro tenuta in Provenza, ottenendo ben presto la nazionalità francese. Come consulente della Corte Penale Internazionale, infatti, Amal rischiava il congelamento dei beni e il divieto di re-ingresso negli USA. Diventare cittadini francesi ha fornito ai Clooney uno scudo diplomatico che la Gran Bretagna (Amal è cittadina inglese), troppo allineata a Washington, non poteva garantire.

La parentela scomoda: Ziad Takieddine. L’ombra dell’Iran (Hezbollah)

Sul fronte familiare allargato, la realtà di Amal Clooney è ancora più complessa: Ziad Takieddine, noto trafficante d’armi deceduto nel settembre 2025, era il cugino di primo grado di suo padre. Takieddine è stato un controverso faccendiere franco-libanese, noto principalmente per il suo ruolo chiave nel presunto finanziamento illecito libico alla campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy nel 2007. Il suo legame con il Libano e, per estensione, con le dinamiche politiche locali – inclusa l’influenza di Hezbollah – si è manifestato principalmente attraverso la sua lunga latitanza in Libano, dove si era rifugiato per evitare la giustizia francese. Era stato anche arrestato dall’Interpol, nel 2020, ma poi era stato rilasciato con divieto di espatrio (e quindi, protetto, perché il Libano non estrada i propri cittadini). Inutile dire che la sua presenza in Libano è stata sostenuta da reti di influenza locali e, sebbene Takieddine non sia stato direttamente descritto come un membro di Hezbollah, la sua capacità di rimanere in Libano come latitante durante le indagini su Sarkozy è avvenuta in un contesto in cui Hezbollah detiene un notevole potere politico e di sicurezza.

Lo scontro ideologico: il conflitto tra la “Giustizia Universale” dei progressisti e la “Sicurezza Nazionale” degli Stati Sovrani

Sebbene Mrs. Clooney abbia costruito la sua carriera sui diritti umani, i critici (specialmente in Israele e negli USA) vedono in queste radici familiari una spiegazione psicologica o culturale per la sua fermezza contro Gerusalemme. Ovviamente, se chiedessimo a lei i motivi del suo impegno, ci direbbe che la sua linea professionale segue rigorosamente l’agenda della giustizia universale che spesso collide con gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati sovrani.

Detto questo e vista la strana indulgenza nei confronti dell’IRAN (sponsor di Hezbollah, Hamas, Houthi), viene da chiedersi: c’è una mira precisa dei Democrat, e dei partiti affini della sinistra, di abbattere gli Stati sovrani a partire da Israele, in coincidenza con l’agenda degli ayatollah?

Se chiedessimo a loro, i Dem ci direbbero che, nella loro visione, l’agenda della “giustizia universale” è la naturale estensione dei valori occidentali. I sostenitori di questa linea affermano che i diritti umani non si fermano ai confini nazionali. Proteggere le minoranze o i migranti è visto come un dovere morale che, nel lungo periodo (quando saremo tutti morti?) renderà il mondo più stabile e quindi più sicuro per l’Occidente stesso. L’appoggio a organismi come la Corte Penale Internazionale nasce dalla convinzione che un ordine basato sulle regole (Rule of Law) sia superiore a un ordine basato sulla pura forza militare. Per i progressisti, denunciare le storture del passato occidentale (colonialismo, disuguaglianze) non è un atto di odio, ma un modo per “purificare” la democrazia e renderla un modello credibile per il resto del mondo (che intanto viene lasciato in mano alle teocrazie assassine e altre dittature varie).

Nella prospettiva opposta, l’agenda Dem è vista come una forma di attivismo che indebolisce intenzionalmente gli Stati sovrani: i critici evidenziano come la sinistra radicale tenda talvolta a essere indulgente verso dittature o movimenti teocratici (incluso l’Islam politico) in nome dell’antimperialismo. Anteporre standard morali universali agli interessi strategici immediati (come il controllo delle frontiere o il sostegno ad alleati autoritari ma stabili) è interpretato come un indebolimento della capacità di difesa dell’Occidente. Secondo questa lettura, una parte della sinistra avrebbe interiorizzato l’idea che l’Occidente sia la fonte principale del male nel mondo, usando la “giustizia universale” come grimaldello per facilitare l’ascesa di potenze o ideologie ostili. 

Indipendentemente dalle intenzioni, il conflitto con la sicurezza nazionale emerge in casi concreti: gli Stati Uniti, storicamente, hanno ostacolato la CPI (non firmando il Trattato di Roma) nel timore che venisse usata politicamente contro i propri soldati o leader. Ed è chiaro che la CPI intendeva creare un precedente e che, una volta messo in mora Israele, sarebbe andata a colpire la politica estera statunitense. La tensione è tra il diritto universale al movimento, alla migrazione, e il dovere dello Stato di proteggere i propri confini e la propria coesione sociale. Quando l’agenda dei diritti spinge a sanzionare paesi strategici, però, si creano vuoti di potere che vengono poi riempiti da regimi rivali come Cina o Russia. 

I rapporti tra le amministrazioni democratiche statunitensi e lo Stato di Israele, dall’era di Barack Obama (2009-2017) fino all’amministrazione di Joe Biden (2021-2025), hanno vissuto tensioni significative, spesso legate alla gestione del conflitto israelo-palestinese, all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e, in particolare, alla gestione dell’Iran.

Dall’era Obama a quella Biden, le amministrazioni democratiche non hanno perseguito l’ostilità fine a sé stessa, ma hanno esercitato pressioni politiche costanti su questioni specifiche (insediamenti, Iran, gestione dei conflitti) basandosi sulla visione che la sicurezza a lungo termine di Israele dipenda da una soluzione diplomatica con i palestinesi e non da una postura bellica permanente. 

Anche in questo ambito, la motivazione data dal Partito Democratico e movimenti affini non è quella di voler abbattere l’Occidente, ma di “mantenere le promesse” di democrazia e uguaglianza che l’America ha fatto alla sua fondazione ma che non ha ancora pienamente realizzato.

Sul fronte opposto, i critici (spesso conservatori o intellettuali d’area “anti-woke”) sostengono che certe derive della giustizia sociale sono influenzate da teorie critiche che vedono l’Occidente intrinsecamente oppressivo. In quest’ottica, l’autocritica diventa una forma di “auto-odio” che indebolisce le istituzioni democratiche a favore di altre influenze culturali o religiose.

Il legame con la “penetrazione dell’Islam” è spesso citato nelle teorie sulla convergenza tra sinistra radicale e islamismo. Mentre i Democratici lo inquadrano come difesa della libertà religiosa e lotta all’islamofobia, i critici lo interpretano come un’alleanza tattica che ignora le incompatibilità valoriali tra progressismo (su diritti LGBTQ+ o femminismo) e visioni religiose conservatrici.

In sintesi, per una parte è evoluzione etica, per l’altra è uno strumento ideologico che rischia di destabilizzare l’identità culturale del Paese.

Se le democrazie nazionali (USA e Israele) vengono private del diritto di difendersi legalmente (o vengono “legalmente” private del diritto di difendersi) chi riempirà quel vuoto? La storia suggerisce che non sarà un giudice di un tribunale ma un attore molto più violento.

Per ora, strategia dei Dem & C. di “appaltare” la politica estera a organismi sovranazionali sembra essersi ritorta contro di loro. Accusare gli avversari di essere occidentali in modo imperfetto mentre si permette a una corte straniera, probabilmente manovrata dall’Iran, di mettere sotto accusa l’IDF è un suicidio politico che ha spianato la strada alla linea dura attuale.

Non è difficile capire che la reazione al progetto che ha visto i Dem americani miopi (insieme all’ONU) rispetto all’aggressività iraniana è quello a cui stiamo assistendo: non un semplice battibecco diplomatico ma una vera e propria strategia di smantellamento sistemico orchestrata dall’asse Washington-Gerusalemme. La parola d’ordine è “asfissia”: se la CPI non rispetta i confini della propria giurisdizione, perderà l’ossigeno finanziario e politico che le permette di operare.

Ecco che si comincia a spingere verso una sorta di Club delle Democrazie Sovrane che si impegnano a ignorare i mandati della CPI, per trasformarla in un’istituzione fantasma che emette sentenze che nessuno Stato esegue. Così l’Assemblea degli Stati che fanno parte della CPI saranno costretti a rimuovere i procuratori più attivisti in cambio del ripristino dei rapporti diplomatici.

ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine

Articoli popolari

Commenti recenti