C’è un argomento nel quale non volevo entrare. Per molti motivi. Poi, però, leggo certe cose e finisco per cascarci.
Negli ultimi giorni sta circolando una polemica che, ancora una volta, finisce per criminalizzare gli ebrei.
Secondo questa narrazione, le scuole ebraiche di Roma non sarebbero semplici istituti scolastici, ma luoghi di indottrinamento al militarismo sionista, dove i ragazzi verrebbero educati a sostenere l’IDF e, nella versione più estrema del racconto, preparati a contribuire ai futuri “genocidi” e ai futuri “progetti coloniali” di Israele.
Contemporaneamente emerge un’altra notizia: un immobile abbandonato nel centro di Roma, nei pressi dell’ex Sant’Ambrogio, verrà ristrutturato a spese della Comunità Ebraica di Roma per ospitare il nuovo liceo ebraico.
Apriti cielo.
Perché, come in ogni buon racconto complottista, i due elementi vengono immediatamente collegati. E così compare il misterioso magnate, il finanziatore miliardario, il passato discutibile, il gioco d’azzardo, la finanza internazionale e, naturalmente, Netanyahu.
Ed ecco che la storia prende forma.
Israele, per continuare la sua presunta opera di genocidio, pulizia etnica e colonizzazione, avrebbe trovato un miliardario disposto a investire quasi dieci milioni di euro per recuperare un edificio abbandonato a Roma e trasformarlo in una scuola ebraica, così da poter allevare le future reclute dell’IDF.
Ora bisogna solo chiedersi in quante stagioni Netflix deciderà di suddividerla. E soprattutto, la scelta del cast dovrà essere almeno ai livelli di Game of Thrones.
Perché o fai un capolavoro con una storia del genere, oppure lascia perdere.
Il rischio, in queste grandi serie TV, è sempre quello dei buchi di trama. Delle cose che semplicemente non funzionano.
Perché io ho 40 anni. Sono romano. E da quando ho memoria quel palazzo è sempre stato abbandonato.
Con un deposito dell’immondizia praticamente attaccato, rifugio di senzatetto, degrado e animali fantastici.
La natura, lì dentro, aveva ormai preso il sopravvento. Le piante rampicanti erano cresciute indisturbate per anni. Il tetto era in gran parte crollato. Molti romani preferivano passare per via della Reginella piuttosto che attraversare quel luogo, ormai diventato simbolo di abbandono.
Improvvisamente, però, quando la Comunità Ebraica di Roma propone, attraverso un donatore privato, di investire quasi dieci milioni di euro per recuperarlo, senza chiedere un solo euro ai contribuenti italiani, improvvisamente è la Comunità Ebraica che deve dare spiegazioni.
Perché?
Perché non ci si chiede, con la stessa insistenza, cosa venga insegnato in ogni altra scuola confessionale?
Perché non si pretende lo stesso livello di sospetto verso qualsiasi altra comunità religiosa?
Perché una scuola ebraica viene automaticamente trasformata, nell’immaginario di qualcuno, in un centro di addestramento ideologico?
Perché, ancora una volta, si costruiscono storie sempre più fantasiose per criminalizzare gli ebrei?



