C’è un virus antico che viaggia indisturbato sulle tastiere d’Italia, cambiando nome ma mantenendo lo stesso identico codice genetico: l’odio antisemita. Negli ultimi mesi, una narrazione tossica e coordinata sta prendendo forma nei canali Telegram e sui profili TikTok di mezzo Paese. Una vera e propria lure complottista che non si limita più a criticare – legittimamente – le azioni belliche del governo Netanyahu, ma scivola deliberatamente nella paranoia dell’invasione e del complotto giudaico globale.
Dall’immobiliare in Salento alle spiagge della Sardegna: l’anatomia di una fake news coordianta
La sceneggiatura è degna dei peggiori deliri del secolo scorso, ma aggiornata all’estetica dei social network. Tutto comincia in Salento, dove una banale e persino ingenua operazione di marketing immobiliare per attirare acquirenti israeliani viene trasformata in un piano segreto di espropriazione forzata delle terre pugliesi. Poi il copione si sposta a Cipro, dove la normale transazione di seconde case diventa “l’edificazione di enclavi militari”. Successivamente tocca alla Sardegna: qui, la presenza di turisti israeliani arrivati per smaltire il trauma della guerra si trasforma, agli occhi degli inquisitori del web, nella prova di un’imminente colonizzazione dell’isola, con tanto di attivisti che invocano la cacciata del “nemico” dalle spiagge galluresi.
L’upgrade geopolitico in Albania e il delirio del “Nuovo Stretto di Hormuz”
Fino all’ultimo, grottesco upgrade geopolitico che riguarda l’Albania. Secondo i teorici del Grande Reset Sionista, gli investimenti commerciali a Tirana e sulle coste albanesi nasconderebbero un piano per controllare il Canale d’Otranto. L’Adriatico, secondo questa narrazione delirante, sarebbe destinato a diventare un “nuovo Stretto di Hormuz”, un imbuto militare strozzato dalle navi e dagli artigli di Tel Aviv.
Dai social alla realtà: i commenti d’odio e il ritorno del linguaggio degli anni ’30
C’è qualcosa di profondamente spaventoso nella facilità con cui queste fake news vengono digerite e condivise da migliaia di utenti. Basta scorrere i commenti sotto i post di questi profeti della controinformazione per toccare con mano il livello di degradazione del dibattito pubblico. «Stanno comprando tutto, ci cacceranno dalle nostre case come hanno fatto in Palestina», scrive un utente. «I ratti stanno scappando e colonizzano l’Italia con la complicità del nostro governo traditore», gli fa eco un altro in un tripudio di analogie deumanizzanti che richiamano direttamente la propaganda degli anni Trenta. E ancora: «Occhio alle masserie in Puglia, finanziano l’esercito con i nostri soldi».
Una pericolosa ondata di complottismo sta trasformando normali investimenti e flussi turistici in presunti piani di occupazione militare israeliana in Italia e nei Balcani, sdoganando il più classico dei cliché antisemiti sotto la maschera dell’antisionismo.
È indignante constatare come la sacrosanta difesa dei diritti umani e la preoccupazione per il Medio Oriente vengano sistematicamente cannibalizzate da influencer senza scrupoli per sdoganare il più classico dei cliché: l’ebreo usurpatore, l’israeliano che nell’ombra compra i confini del mondo, il complotto planetario per sottomettere i popoli sovrani.
Non è più geopolitica, non è più attivismo pro-palestinese. Questa è pura pornografia del complotto, un progetto di disinformazione strutturato che usa la sponda dei social per sdoganare l’antisemitismo della peggior specie, presentandolo come “controinformazione coraggiosa”. Rimanere in silenzio di fronte a questa marea montante significa accettare che la menzogna diventi realtà, e che i vecchi fantasmi della storia tornino a bussare alle nostre porte, stavolta con lo schermo di uno smartphone.



