Bene ma non benissimo
Rispetto al piano di pace di Trump – che prevede una resa di fatto dell’Ucraina in cambio della fine della distruzione di persone e cose – il piano in 24 punti della NATO più alcuni Paesi europei, che sono riusciti così a rientrare al tavolo dei negoziati, mette nero su bianco quanto previsto dal diritto internazionale (cessate il fuoco, forze internazionali di interposizione, trattativa che porti a una pace giusta e duratura, fatti salvi tutti i diritti dell’Ucraina all’autodeterminazione per le proprie future alleanze e per le forze di difesa), ma non fa capire in che modo si possa costringere Putin a fermare l’aggressione, che infatti prosegue senza sosta.
Un ottimismo non proprio sano
Non è chiaro come si possano ottenere l’irrinunciabile restituzione dei bambini rapiti e il ritiro delle terre ucraine occupate illegalmente senza l’uso della forza; ma visto che oramai questa modalità di risoluzione dei conflitti sembra uscita dalle ipotesi praticabili nella nostra parte di mondo, si può solo agire sulle contropartite: ritirare il mandato della CPI per Putin, concedergli la permanenza al potere, attenuare le sanzioni (forse spingendosi anche a non alienare gli assets sequestrati), reinserire la Russia nell’economia Occidentale ripristinando l’acquisto di petrolio e gas, ottenendo forse anche l’effetto di scollegarla dalla dipendenza da Pechino.
La leggerezza della Nato
Ma tutte queste sembrano al momento armi spuntate; purtroppo, negli anni passati la NATO non ha provveduto a creare uno scudo antimissile tale da scoraggiare l’aggressione a uno qualunque dei Paesi europei.
Il modus Trump
Detto questo, Trump gioca la sua partita, che è quella se non altro di prendersi il merito di far terminare la guerra. Per ora tutte queste iniziative sono salutate anche dagli americani come un inizio, c’è un’apparente disponibilità e flessibilità, anche se il modo di Trump di condurre i negoziati è più adatto a trattare gli affari che a risolvere i problemi in cui c’è in ballo il destino delle nazioni e dei popoli.
Di Alessandra Pontecorvo.



