HomeEsteriKallas vs Rubio: Schiaffi diplomatici e il "Pivot" verso Teheran

Kallas vs Rubio: Schiaffi diplomatici e il “Pivot” verso Teheran

Il G7 alla prova del nuovo ordine mondiale: le priorità non sono uguali per tutti

Se la diplomazia fosse uno sport da contatto (meno ipocrita, meno noiosa e inconcludente), il faccia a faccia tra Kaja Kallas e Marco Rubio a Parigi sarebbe finito ai punti, con parecchio ghiaccio sugli zigomi. La “Lady di Ferro” di Tallinn non ha usato giri di parole: per lei, la guerra in Ucraina e quella in Iran sono due facce della stessa medaglia russa. Kallas ha messo Rubio all’angolo, accusando gli USA di una lentezza che definisce pericolosa: “Quando vi muoverete?”, ha incalzato, ricordando che mentre Washington esita, Mosca aiuta Teheran a colpire basi americane nel Golfo. La sua tesi è cristallina: colpire economicamente la Russia significa tagliare i viveri anche all’Iran. Ma Rubio, che a Parigi si muoveva già con la postura di chi deve gestire un impero su due fronti, ha gelato le aspettative europee. Con un pragmatismo che Kiev ha percepito come un tradimento, il Segretario di Stato USA ha smontato la narrazione di Zelensky: “Le garanzie di sicurezza? Arriveranno solo a guerra finita”. In pratica, Rubio ha messo nero su bianco che per gli USA il Donbass non vale una Terza Guerra Mondiale, definendo “non vere” le promesse di una protezione immediata in cambio di concessioni territoriali. Per Rubio, la priorità è lo Stretto di Hormuz; per la Kallas, è la tenuta del confine orientale dell’UE. Due mondi che, al momento, sembrano parlare lingue diverse.

L’Italia nel mezzo: equilibrismo tra miliardi e “linee rosse”

In questo scontro tra titani, l’Italia di Antonio Tajani ha giocato la carta del “mediatore responsabile” (che somiglia sempre un po’ al manzoniano vaso di coccio tra vasi di ferro), cercando di evitare che il G7 si trasformasse in una rissa da bar geopolitica. La posizione italiana è un capolavoro di equilibrismo: Roma ha confermato un impegno finanziario pesante — oltre 3 miliardi di euro già stanziati e il pieno sostegno agli ERA Loans (i prestiti garantiti dagli asset russi congelati) — ma ha piantato dei paletti molto chiari sulle missioni militari.

Mentre gli USA spingono per una riapertura rapida dello Stretto di Hormuz (Rubio parla ottimisticamente di 2-4 settimane), l’Italia ha risposto con un “sì, ma”. La linea Meloni-Crosetto-Tajani è ferma: nessuna missione di guerra senza un cessate il fuoco o un chiaro mandato ONU. Roma è disposta a guidare task force navali e potenziare missioni come Aspides e Atalanta, ma solo per scopi difensivi e di scorta commerciale. Il timore italiano, espresso chiaramente da Tajani, è che un’escalation nel Golfo finisca per fare il gioco di Putin, gonfiando i prezzi dell’energia e distraendo risorse vitali da Kiev. In sintesi: l’Italia paga volentieri per la ricostruzione (con un occhio di riguardo al “buco” di Chernobyl, che ci vede in prima linea per la riparazione dell’arco protettivo), ma non ha intenzione di farsi trascinare in un conflitto diretto con l’Iran per coprire le spalle a una strategia americana che appare sempre più orientata al disimpegno in Europa.

Il prossimo appuntamento in Alta Savoia

Il prossimo G7 si terrà a Ėvian a metà giugno. Emmanuel Macron ha impostato l’agenda su un concetto chiave: “Ridurre gli squilibri globali”. L’Ucraina resta la priorità assoluta. Si discute non solo di aiuti militari, ma di un piano d’emergenza per la centrale di Chernobyl. Un attacco di droni nel 2025 ha danneggiato l’arco protettivo (New Safe Confinement) e il G7 punta a raccogliere oltre 500 milioni di euro per riparazioni urgenti ed evitare rischi strutturali entro il 2030. Per quanto riguarda il Medioriente, il focus resterà sulla libertà di navigazione, in particolare nello Stretto di Hormuz, diventato un punto critico per le rotte energetiche mondiali. Leanticipazioni sul programma ci dicono che la Francia vuole riportare il G7 alla sua funzione originale di dialogo tra grandi potenze, ma con un tocco di modernità: ai tavoli di lavoro sono stati invitati stabilmente paesi come India, Brasile, Arabia Saudita e Corea del Sud. Inoltre, ci si ripropone di spingere per rendere le Nazioni Unite più efficienti, specialmente nel sistema di peacekeeping e nella gestione degli aiuti umanitari. Al centro dei prossimi colloqui saranno anche l’Intelligenza Artificiale, il Debito e l’Inflazione (per evitare crisi di solvibilità nei paesi più vulnerabili), i Minerali critici (per non dipendere dalla Cina) e il Clima, col focus sulla “resilienza immobiliare” di fronte ai disastri naturali e sulla protezione degli oceani. Per la prima volta si darà grande spazio alla “Protezione dell’infanzia online”, un tema molto caro alla presidenza francese, che vuole stabilire standard globali contro il cyberbullismo e lo sfruttamento dei minori sulle piattaforme digitali.

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