Il ritorno della guerra di saturazione
Il quarto giorno di conflitto che coinvolge l’Iran e i Paesi del Golfo Persico sta mettendo in luce una tendenza militare che non rappresenta una novità assoluta, ma che oggi appare con evidenza crescente. Come già osservato nella guerra tra Russia e Ucraina, torna centrale la scelta della quantità a basso costo rispetto alla qualità ad alto costo. È una logica di saturazione che punta non tanto alla superiorità tecnologica quanto all’esaurimento delle capacità difensive dell’avversario.
Teheran, come Mosca prima di lei, ha costruito una parte significativa della propria deterrenza sull’impiego massivo di uomini e mezzi relativamente economici. L’esempio più citato è quello dei droni Shahed, il cui costo unitario è nettamente inferiore rispetto ai missili intercettori utilizzati per abbatterli. In molti casi servono due intercettori per neutralizzare un singolo drone, e ciascun missile può costare anche dieci volte più del bersaglio. Questo squilibrio economico, sul breve periodo, crea una pressione concreta sulle scorte delle forze che si oppongono a Teheran.
Il limite della lettura “economica” del conflitto
Secondo alcuni osservatori, tra cui commentatori italiani come Alessandro Di Battista e il professor Orsini, questa dinamica rappresenterebbe già una forma di successo strategico per il regime iraniano. L’argomento è semplice: costringere gli avversari a spendere cifre enormi per neutralizzare sistemi relativamente economici equivale a logorarne la sostenibilità operativa. Tuttavia questa lettura rischia di essere parziale se non si considera ciò che sta avvenendo sul terreno iraniano.
Parallelamente all’impiego massivo di droni e missili, infatti, l’Iran sta progressivamente perdendo asset difficilmente sostituibili. Il numero dei lanciatori mobili — i grandi camion che fungono da rampe di lancio — si sta riducendo sotto i colpi delle forze avversarie, così come si stanno assottigliando le difese antiaeree. A differenza dei droni economici, queste piattaforme richiedono tempi industriali e capacità produttive che oggi risultano sempre più sotto pressione.
L’effetto politico sugli Stati del Golfo
Un altro elemento che sta emergendo con forza è l’effetto politico delle scelte operative iraniane. Colpendo obiettivi in vari Paesi del Golfo, Teheran ha finito per coinvolgere attori che avrebbero preferito mantenere una posizione più prudente tra il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti e l’Israele.
Gli attacchi a raffinerie, infrastrutture energetiche e grandi strutture turistiche hanno però toccato interessi vitali di economie fortemente dipendenti da petrolio e turismo, come quelle degli Emirati Arabi Uniti e di altri regni dell’area. Questo passaggio rischia di ampliare la coalizione contraria a Teheran, trasformando una pressione militare limitata in una risposta regionale più ampia.
Il fattore tempo contro il regime iraniano
Se, come appare probabile, gli Stati del Golfo intensificheranno la risposta con le proprie aviazioni, la velocità di logoramento delle infrastrutture iraniane rischia di superare quella con cui le forze alleate consumano i loro missili antiaerei. I droni possono essere relativamente economici, ma i lanciatori distrutti e le catene produttive colpite non sono facilmente rimpiazzabili, soprattutto sotto un regime di pressione militare costante.
Nel medio periodo il vero punto critico potrebbe dunque spostarsi all’interno dell’Iran. Se la capacità di proiezione dei missili dovesse ridursi sensibilmente, le forze alleate potrebbero concentrarsi sui centri nevralgici del potere, in particolare sulle strutture dei Pasdaran, ufficialmente Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
Uno scenario ancora aperto
La caduta del regime iraniano non è uno scenario immediato né semplice. Resterebbe un’operazione complessa, costosa e politicamente delicata. Tuttavia, l’idea che la strategia della saturazione a basso costo garantisca automaticamente una vittoria di lungo periodo appare, alla luce dei primi sviluppi del conflitto, molto meno solida di quanto alcuni commentatori sostengano.



