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Iran, la minaccia balistica è reale: Diego Garcia e le parole di Zolfaghari chiudono il dibattito

Per anni chi denunciava il pericolo iraniano è stato liquidato come guerrafondaio. Oggi sono i fatti — e le parole dei protagonisti — a parlare.

Per anni chi denunciava il pericolo iraniano è stato liquidato come guerrafondaio. Oggi sono i fatti — e le parole dei protagonisti — a parlare.

C’è stato un tempo in cui bastava evocare il fantasma di Colin Powell e della sua famosa fialetta di agente nervino mostrata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 2003 per demolire qualsiasi argomento sulla pericolosità di un regime mediorientale. Lo stesso schema si è ripetuto per anni ogni volta che Stati Uniti e Israele segnalavano la minaccia rappresentata dall’arsenale della Repubblica Islamica dell’Iran: accuse senza prove, si diceva. Propaganda bellicista. Il solito pretesto per un’altra guerra.

Oggi quel copione non regge più.

Quando i fatti superano la propaganda: Diego Garcia cambia tutto

Teheran ha confermato di aver lanciato due missili balistici contro la base congiunta anglo-americana sull’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a 3.810 chilometri dall’Iran. Non è una voce, non è un’intercettazione controversa: è una rivendicazione ufficiale. Il mese precedente il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva dichiarato che Teheran aveva deliberatamente limitato la gittata dei propri missili a duemila chilometri. Questa azione suggerisce che la gittata reale sia molto maggiore.

“Ogni mezzo a nostra disposizione”: le parole di Zolfaghari che l’Europa non può ignorare

A suggellare il quadro con la voce stessa di Teheran è arrivato il portavoce del Quartier Generale di Khatam al-Anbiya, il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari. In un comunicato ufficiale, Zolfaghari ha dichiarato che l’Iran “utilizzerà ogni mezzo a sua disposizione per garantire la sicurezza, se necessario.” Non un’interpretazione occidentale, non un’intelligence anonima: parole pronunciate dall’ufficiale preposto alla comunicazione pubblica delle forze armate iraniane, in un momento in cui il mondo guardava. Zolfaghari ha poi rivolto un messaggio ai nemici della Repubblica Islamica, affermando che “se gli eserciti americano e israeliano annunciassero il vero numero di morti e feriti, la loro potenza militare crollerebbe.

Queste non sono le parole di un regime sulla difensiva. Sono la voce di un attore che si sente abbastanza forte da sfidare apertamente le potenze occidentali sul piano retorico e militare.

Sul piano tecnico, le conseguenze di Diego Garcia sono inequivocabili. Dopo anni in cui Teheran aveva affermato che la gittata massima dei propri missili raggiungesse i 2.000 chilometri, il lancio verso Diego Garcia rappresenta un nuovo capitolo della potenza militare iraniana. Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che i missili iraniani hanno una “gittata tale da raggiungere le capitali europee: Berlino, Parigi e Roma, e sono tutte a portata di tiro diretta.”

Non più un’ipotesi: Teheran conferma ciò che Washington denunciava da anni

A questa sua prima esternazione, ieri, il colonnello ne ha fatta seguire un’altra ancora più scioccante. ” – La valutazione di Stati Uniti e Israele delle capacità militari dell’Iran è errata, ha dichiarato oggi Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale Khatam al Anbiya del comando militare iraniano, in risposta alle affermazioni del presidente Donald Trump secondo cui l’Iran non rappresenterebbe più una minaccia militare. “Le vostre informazioni sulle capacità e sulla potenza militare dell’Iran, così come sui nostri armamenti, sono errate. Non sapete nulla del nostro enorme potenziale strategico”, ha affermato Zolfaghari, secondo quanto riportato dall’emittente statale iraniana Irib. Le strutture distrutte durante gli attacchi statunitensi e israeliani sono “nulla”, e gli impianti strategici dell’industria della difesa si trovano in luoghi sconosciuti a Washington, che “non può raggiungere”, ha aggiunto il portavoce. Zolfaghari ha anche avvertito che Stati Uniti e Israele dovrebbero prepararsi ad attacchi più potenti e su vasta scala rispetto ai precedenti” (Askanews).

Lo Stretto, il Mar Rosso, il Mediterraneo: l’Iran stringe il cerchio intorno all’Europa

Non si tratta solo di missili. L’Iran controlla lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale, e finanzia e dirige una rete di proxies che si affaccia sul Mar Rosso — con gli Houthi — e sul Mediterraneo orientale, con Hezbollah e le milizie irachene. Una rete che non è uno strumento difensivo ma una cintura di proiezione di forza, collaudata in anni di conflitti per procura.

L’Europa non può più permettersi di guardare a questo scenario come a qualcosa di geograficamente distante. La minaccia balistica iraniana non è più un’ipotesi di lavoro degli analisti: è una realtà confermata dai fatti e — fatto ancor più significativo — dalle stesse dichiarazioni di Teheran. Quando un portavoce militare ufficiale annuncia pubblicamente la disponibilità a usare “ogni mezzo” e il paese lancia missili a 3.800 chilometri di distanza mentre nascondeva di poterlo fare, le categorie del “potrebbe” e del “forse” diventano un lusso che non ci possiamo permettere. Neutralizzare questa minaccia non è un’opzione ideologica. È una necessità strategica.

Alexandro Ascoli
Alexandro Ascoli
Imprenditore ed esperto di storia militare. Presidente onorario della Associazione di Ricostruzione Storica "Mos Maiorum". Studioso di Geopolitica e dei conflitti dell'evo antico e moderno del Medio Oriente.
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