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Iran e Libano, l’inizio dell’inizio

C’è un’espressione che descrive bene ciò che sta accadendo in Medio Oriente: l’inizio dell’inizio. Così è stato definito da Marco Rubio l’accordo in corso che vede coinvolti tanti attori.

l’ accordo quadro firmato a Washington tra Israele, Libano e Stati Uniti non rappresenta la conclusione di una crisi, ma l’apertura di una fase nuova.

Un primo passo che, fino a pochi mesi fa, sarebbe sembrato impensabile. La storia insegna che, in molti conflitti, la diplomazia riesce ad avanzare solo quando gli equilibri sul terreno cambiano. Non è una celebrazione della forza, ma la constatazione che, talvolta, è proprio un mutamento dei rapporti di potere a creare lo spazio politico necessario per negoziare. Per settimane si è parlato dello Stretto di Hormuz come dell’arma definitiva dell’Iran. È certamente una leva strategica, ma nessuna leva è infinita. Quando attorno a te la rete dei tuoi alleati e dei tuoi proxy si indebolisce, anche la capacità di pressione diminuisce.

Una strategia fondata esclusivamente sull’escalation rischia di trasformarsi in isolamento. La forza, da sola, non costruisce la pace. Ma anche la pace difficilmente nasce quando nessuna delle parti ha interesse a trattare. È spesso il cambiamento degli equilibri a rendere possibile ciò che prima sembrava irraggiungibile. Forse è proprio questo il significato politico dell’accordo di Washington: non la fine di tutto, ma l’inizio di qualcosa.

E, soprattutto, il promemoria che gli scenari peggiori possono ancora essere evitati se si comprende quando è il momento di passare dal confronto al negoziato.

L’inizio dell’inizio, appunto.

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