Nel corso dell’udienza papale del 29 ottobre scorso in Piazza San Pietro, una Guardia svizzera è stata accusata di aver insultato e sputato in direzione di due donne ebree appartenenti a una delegazione internazionale. L’episodio è stato reso noto dalla scrittrice e regista israeliana Michal Govri: lei e una collega stavano entrando da un accesso laterale di Piazza San Pietro come parte di una delegazione internazionale di ebrei, quando un membro della Guardia svizzera avrebbe sibilato al loro indirizzo, con tono di disprezzo: “Les juifs” (“gli ebrei”). Le donne hanno chiesto chiarimenti alla guardia, la quale ha negato spudoratamente di aver pronunciato l’appellativo, ma poi ha fatto il gesto di sputare verso di loro, con evidente disprezzo. Un teologo dell’Università di Salisburgo, Gregor Maria Hoff, membro dello stesso gruppo, ha confermato la versione delle due donne in un articolo pubblicato da un settimanale austriaco, rendendo nota la vicenda. A seguito dell’episodio e delle denunce che sono seguite, le Guardie svizzere hanno aperto un’indagine interna.
“Bene che si prenda sul serio questo ennesimo, miserabile, infimo episodio di antisemitismo esibito – ha dichiarato a commento Simone Ascoli, segretario di Democrazia Repubblicana – avvenuto nel corso di una udienza celebrativa della promulgazione dell’enciclica Nostra Aetate, nel corso della quale lo stesso Leone XIV ha ben scandito che la Chiesa deplora l’antisemitismo, da parte di un membro della Guardia che i Pontefici hanno scelto per la tutela del loro Stato. È lecito dubitare della funzione educativa di istituzioni che si proclamano, a parole, contrarie a espressioni di odio ma sembrano non ottenere il risultato di arginare l’odio antiebraico (perché manifestazioni di odio verso altri, pur impegnati in guerre scatenate da loro stessi, non ne vediamo).
Dopo il 7 ottobre 2023, il cosiddetto mondo civilizzato, invece di solidarizzare con l’ennesima tragedia che ha sconvolto il popolo ebraico, sembra aver perso ogni freno inibitorio per rispolverare atti e parole che ci riportano al medioevo, quando gli ebrei, tutti, erano accusati di deicidio, di avvelenare i pozzi, di impastare le azzime col sangue dei bambini. Anni di deplorazione della Shoah non hanno trasmesso il messaggio che l’antigiudaismo è sintomo di una malattia sociale con radici culturali e religiose antiche e profonde e ben poco si fa per reciderle e non segno di spregiudicatezza e libertà d’espressione.
Addirittura, l’insulto della storia e della presenza ebraica dentro e fuori Israele è diventato un modo, per la politica e per i media, di raccattare consenso. Il decadimento dell’offerta scolastica e culturale ha creato il brodo di cottura per questo clima che ricorda tanto gli anni ’30 del scolo scorso “- ha concluso Ascoli.
Roma, venerdì 7 novembre 2025
Democrazia Repubblicana – ufficio stampa



