Tra condanne a Israele, generatori a Kiev e la subalternità al pacifismo pro dittature del Vaticano: la radiografia di un governo di destra paralizzato dal conformismo europeo e dai diktat populisti
La politica estera dell’Italia attraversa una delle sue stagioni più opache e sconfortanti. Chi si attendeva dal governo di centrodestra un cambio di passo netto, una riaffermazione dell’interesse nazionale e una presenza assertiva nello scenario internazionale si trova oggi di fronte a un teatrino di disarmante timidezza diplomatico-strategica.
L’Italia si ritrova imprigionata in un’impasse concettuale e operativa: non riesce a esprimere una politica estera autonoma né, tantomeno, una politica diversa da quella tracciata dalla sinistra negli ultimi decenni. Il sovranismo declamato in campagna elettorale si è squagliato al primo impatto con le rigide architetture burocratiche di Bruxelles e i vincoli finanziari dell’Unione Europea.
Il Mimetismo del Governo e la Cessione di Sovranità
Dopo un avvio caratterizzato da toni muscolari e una formale messa in discussione dei vincoli europei, l’esecutivo ha repentinamente compreso la dura realtà: l’Unione Europea interviene e condiziona ogni singola scelta economica e di bilancio della Nazione. La necessità imperativa di “tenersi buona” la Commissione e la Banca Centrale Europea ha trasformato la pretesa autonomia politica in una docilità passiva.
Questa subalternità economica si è tradotta istantaneamente in subalternità geopolitica. Il partito di maggioranza relativa, incapace di sostenere lo scontro su scala continentale, ha preferito disallinearsi dai grandi partner internazionali e piegarsi all’agenda d’oltreconfine. Si è giunti persino ad allontanarsi dall’amministrazione Trump, rifiutando la concessione della base di Sigonella per operazioni strategiche — un gesto che, anziché riaffermare una dignità nazionale (come apparentemente fu, pur nella controversia, nel 1985), ha marcato solo la paura del coinvolgimento e dell’assunzione di responsabilità.
Il Sostituto Morale: L’Onu e la Guerra a Israele
L’incapacità di elaborare un pensiero strategico proprietario ha spinto la diplomazia italiana a rifugiarsi dietro lo schermo rassicurante delle risoluzioni multilaterali. Si assiste così al triste spettacolo di una Farnesina che elargisce condanne a raffica contro lo Stato di Israele, incapacitata di distinguere tra i principi cardine del diritto internazionale e le manifesti condanne di matrice meramente politica emanate dagli organismi ONU.
L’Italia non distingue più tra le norme formali del diritto internazionale e i pronunciamenti politici dell’ONU, appiattendosi sulle narrazioni terzomondiste. Ancora meno si prende la briga di distinguere il circo mediatico italiano, mai stato così insignificante e insulso.
Questa conformità acritica alle maggioranze assembleari dell’ONU — spesso dominate da regimi autocrate e da blocchi ideologicamente ostili all’Occidente — svuota di valore la nostra diplomazia, riducendo l’Italia al ruolo di mero e passivo cassa di risonanza di decisioni altrui.
L’Ucraina e il Rifiuto della Deterrenza
Altrettanto emblematica della crisi identitaria del governo è la condotta sulla crisi ucraina. A fronte delle richieste di fermezza e forniture militari adeguate per contrastare l’aggressione russa, l’Italia risponde con una politica del “mezzo passo”: invia all’Ucraina generatori di corrente al posto delle armi offensive o dei sistemi di difesa avanzati necessari per il fronte.
Non si tratta di semplice prudenza logistica, ma dell’accettazione sotterranea dei diktat filorussi provenienti dalla componente populista della coalizione. Il governo, pur di non compromettere la tenuta della propria maggioranza parlamentare e di preservare fette di elettorato tradizionalmente scettiche verso la NATO, si è lasciato paralizzare dai veti incrociati.
La Subalternità al Pacifismo Vaticano
A questa debolezza interna si aggiunge la totale subalternità culturale e politica al pacifismo d’impronta vaticana. Un pacifismo che, nel nome di una diplomazia ad ogni costo e di una neutralità etica, finisce paradossalmente per premiare sempre il più forte e penalizzare l’aggredito.
L’esecutivo si è così ritrovato ad accettare la versione depotenziata e rinunciataria dell’articolo 11 della Costituzione — quella lettura “guerrofobica” storicamente imposta da PD e Movimento 5 Stelle — rinunciando a qualsiasi dottrina della deterrenza o della difesa attiva degli interessi nazionali nel Mediterraneo e nel mondo.
Conclusione: La Necessità di un Riscatto Identitario
L’Italia si trova in una posizione di estrema debolezza strategica. Mantenere un profilo così timoroso e incoerente non garantisce alcuna tutela dai rischi globali; al contrario, espone il Paese all’irrilevanza e al disprezzo di alleati e avversari.
Un governo che si definisce conservatore e patriottico ha il dovere morale e politico di spezzare questa catena di rinunce. Serve una politica estera che risponda prima di tutto all’interesse nazionale, affrancata dal conformismo europeo, dalle tentazioni populiste e da una resa culturale al pacifismo di maniera. Senza sovranità strategica, ogni sovranità politica è soltanto una vuota illusione.



