Tutti gli eserciti schierati ad aspettare l’arrivo dell’esercito del Re della Notte.
In prima fila ci sono i Dothraki e i Bruti.
E i Bruti sono quelli che i non morti li conoscono davvero.
Ci vivono accanto da millenni. Sanno come si muovono, come attaccano, come sopravvivono. Combattono sporco, perché contro certi nemici la guerra pulita è un lusso che non puoi permetterti.
Le grandi casate del continente occidentale li disprezzano.
Li trovano primitivi, rozzi, incomprensibili.
Troppo violenti. Troppo duri. Troppo diversi.
Per questo hanno costruito una barriera che li separa.
Però ne hanno bisogno.
Perché quando il mostro arriva davvero, quelli educati, raffinati e civili scoprono improvvisamente di non sapere cosa fare.
E allora guardano verso il muro.
Un po’ come in “Codice d’onore”, quando il colonnello Jessep dice:
“Voi volete che io stia su quel muro. Voi avete bisogno che io stia su quel muro.”
Israele, nel mondo reale, spesso occupa esattamente quel ruolo.
Non è un Paese perfetto.
Ha politici discutibili, tensioni interne enormi, decisioni contestabili. Come ogni democrazia in guerra da decenni.
Ma è anche uno Stato che vive da settant’anni contro terrorismo, jihadismo, missili, infiltrazioni, intelligence continua e guerre che molti occidentali analizzano solo nei talk show o su TikTok.
Ed è curioso vedere come buona parte dell’Occidente passi il tempo a trattare Israele come un corpo estraneo, quasi barbarico, salvo poi pretendere che sia lui a fermare il tipo di minaccia che l’Occidente stesso non riesce nemmeno a nominare senza litigare sulle parole.
Perché è facile giudicare il muro quando sei nato già al caldo dietro il muro.
Tutti odiano i Bruti.
Finché non sentono bussare il Re della Notte.



