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Il Processo all’Occidente: il j’accuse di Volker Türk e il cortocircuito etico delle Nazioni Unite

Mentre i regimi autoritari perfezionano l’arte del lawfare per colonizzare dall’interno le istituzioni multilaterali, l’alto vertice delle Nazioni Unite ha formalizzato un radicale cambio di paradigma geopolitico. Non si tratta più soltanto di tollerare o assecondare le violazioni dei diritti umani commesse dai blocchi dittatoriali in nome della “pace formale”. La nuova frontiera della dottrina diplomatica di António Guterres, oggi eseguita sul campo dal suo uomo di fiducia Volker Türk, consiste nel rovesciamento del perimetro sanzionatorio: l’apertura di un vero e proprio “processo all’Occidente”.

L’ultimo e più clamoroso atto di questa strategia si è consumato con il durissimo attacco sferrato dall’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani contro l’Unione Europea. Sotto la lente d’ingrandimento dell’agenzia ginevrina è finita la recente legislazione sui rifugiati e il Patto sulla Migrazione e l’Asilo, accusati da Türk di violare i principi cardine del diritto internazionale, di esternalizzare illegalmente le frontiere e di minare la dignità umana.

Paradossalmente, Türk ritiene una violazione dei diritti dei rifugiati l’essere rimandati a casa lì dove ci sono regimi liberticidi (lui ha menzionato Iran, Pakistan e Afghanistan), ma non fa niente (né lui né l’ONU) per costringere i regimi liberticidi da lui stesso menzionati a rispettare i diritti umani, così che i loro cittadini possano vivere e prosperare a casa loro e possano anche ritornarvi a cuor leggero, senza rischiare la pelle, una volta stufi di vivere all’estero.

Questo affondo contro le democrazie europee, tuttavia, non è un episodio isolato. Rappresenta la naturale evoluzione di un sistema burocratico che, per non disturbare i colossi autocratici da cui dipende la propria sopravvivenza istituzionale, ha scelto di focalizzare la propria foga sanzionatoria quasi esclusivamente sulle società aperte e democratiche.

La dottrina Türk: asimmetria morale e l’attacco all’UE

L’affondo di Volker Türk contro la governance migratoria europea mette a nudo l’applicazione sistematica di un doppio standard morale. Da un lato, l’Alto Commissariato adotta un linguaggio felpato, prudente e ambiguo di fronte ai crimini sistemici perpetrati da Russia, Cina, Iran o Venezuela; dall’altro, riscopre una ferocia verbale e una rigidità dogmatica senza sconti quando si tratta di giudicare le politiche interne delle democrazie occidentali.

Oggetto dell’analisiApproccio verso i blocchi autocraticiApproccio verso l’Unione Europea
Linguaggio e TonoDiplomatico, impersonale, orientato al “dialogo costruttivo”.Intransigente, censorio, focalizzato sulla condanna pubblica.
Rapporti IspettiviSpesso rinviati, edulcorati o bloccati dai veti interni.Immediati, dettagliati e amplificati dai canali media dell’ONU.
Equivalenza MoraleLe violazioni sistemiche vengono derubricate a “complessità interne”.Le normative sovrane dei Paesi democratici vengono equiparate a violazioni del diritto internazionale.

L’attacco alla legislazione UE sui rifugiati è paradigmatico. Türk ha accusato i governi europei di imboccare una «deriva securitaria» che negherebbe il diritto d’asilo. Tuttavia, la sua analisi omette deliberatamente il contesto sistemico: il fatto che l’Unione Europea rimanga una delle pochissime macro-regioni globali dotata di corti di giustizia indipendenti, pesi e contrappesi costituzionali e programmi di welfare per l’accoglienza. Nel mirino dell’Alto Commissario finisce il paese che applica la legge, mai i regimi d’origine che costringono i civili alla fuga o i governi terzi che usano i migranti come armi di pressione geopolitica.

Il riflesso condizionato di Guterres e la “neutralità capovolta”

Questa condotta risponde perfettamente alla linea geopolitica dettata dal Segretario Generale António Guterres. Come già evidenziato dalle denunce storiche della ONG UN Watch, la scelta di nominare Türk — suo storico consigliere — al vertice dell’OHCHR aveva un obiettivo politico preciso: garantire una neutralità totalmente avalutativa verso i potenti blocchi regionali dell’Assemblea Generale.

Questa filosofia produce quella che i critici definiscono una “neutralità capovolta”. Il meccanismo funziona attraverso tre passaggi degenerativi:

1. La finta equivalenza morale

Sotto la leadership di Türk, l’Alto Commissariato mette sullo stesso piano etico gli Stati democratici (che affrontano complesse crisi gestionali nel rispetto delle regole democratiche) e i regimi teocratici o totalitari (dove il dissenso è punito con la morte o l’internamento).

2. L’auto-assoluzione dei dittatori

Mentre l’ONU impiega mesi — o anni — per pubblicare un rapporto sulle violazioni dei diritti umani nello Xinjiang o sulla repressione delle donne in Iran, le critiche alle democrazie occidentali vengono deliberate in tempi record. Questo offre alle autocrazie una formidabile arma di propaganda: Pechino e Mosca possono utilizzare i comunicati ufficiali di Türk per sostenere che «anche l’Occidente viola i diritti umani», neutralizzando così la superiorità morale delle democrazie.

3. La criminalizzazione della difesa

L’attacco alle leggi sui rifugiati dell’UE e l’ossessione strutturale contro il diritto alla legittima difesa di Israele (testimoniata dall’anomalia permanente del Punto 7 dell’ordine del giorno dell’UNHRC) dimostrano che, nella visione di questa burocrazia, il peccato originale risiede sempre nella reazione delle democrazie, mai nell’azione destabilizzante dei regimi totalitari.

Perché l’ONU processa l’Occidente? La mappa del potere multilaterale

La ragione per cui Volker Türk e António Guterres scelgono di processare l’Occidente non è dettata da un sincero e rigoroso idealismo, ma da un brutale calcolo di sopravvivenza istituzionale. Il Palazzo di Vetro è governato da una struttura di potere che premia la sottomissione ai grandi blocchi numerici.

Le democrazie occidentali rappresentano il bersaglio ideale per l’esercizio della retorica ONU per tre motivi concorrenti:

  • Le democrazie accettano il monitoraggio: I paesi europei e gli Stati Uniti permettono l’accesso agli ispettori, discutono pubblicamente i rapporti e finanziano l’ONU (l’Occidente sostiene oltre il 60% del budget complessivo delle Nazioni Unite). Criticare l’UE non comporta alcuna ritorsione economica o diplomatica contro i funzionari civili del Palazzo di Vetro.
  • Le autocrazie praticano il ricatto: Al contrario, se Türk osasse attaccare frontalmente la Cina o la Russia con la stessa foga utilizzata contro l’Europa, subirebbe l’immediato blocco dei finanziamenti, il diniego dei visti per il personale ONU e la paralisi totale delle agenzie umanitarie sul campo. La Belt and Road Initiative cinese e l’influenza militare russa controllano i voti della maggioranza assoluta degli Stati membri in Assemblea Generale.
  • La necessità di un capro espiatorio: Per mantenere unito il blocco dei paesi in via di sviluppo e non democratici, la leadership dell’ONU ha bisogno di offrire un costante “colpevole ideale”. Additare le politiche migratorie dell’Europa o le risposte di sicurezza dell’Occidente come la radice di tutti i mali globali è il prezzo ideologico che Guterres e Türk pagano per conservare le proprie poltrone e l’illusione di un multilateralismo funzionante.

Conclusione: il tradimento del mandato originario

L’attivismo censorio di Volker Türk contro l’Unione Europea segna il punto di non ritorno di un’organizzazione che ha smarrito la propria bussola etica. Lo scopo originale delle Nazioni Unite e dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani era quello di difendere gli individui dall’arbitrio della forza dei regimi oppressivi. Trasformandosi nel tribunale politico dell’Occidente, l’ONU ha capovolto la propria missione: oggi protegge la pace formale dei dittatori colonizzatori e processa le uniche società al mondo dove i diritti umani sono, seppur tra mille difficoltà, codificati, protetti e giustiziabili.

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