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Il prezzo della sicurezza

È legge ormai in Israele, con 62 voti a favore e 47 contrari, la legge sulla pena di morte per i terroristi.
Ed è sempre difficile essere super partes quando, soprattutto per me, ebreo italiano con cittadinanza israeliana, devo farmi un’idea su una cosa mostruosa come terminare la vita di un individuo. Perché io credo che il genere umano sia meglio di così. Credo che il genere umano abbia tutte le potenzialità per evitare una misura tanto estrema.

Mettiamoci poi un dato fondamentale: l’antisemitismo fuori da Israele ha raggiunto vette probabilmente superiori persino a quelle del periodo del Führer. E ci mancava solo aggiungere, alle manifestazioni pro-pal, un’altra scusa per odiare Israele.

Se la sceneggiata di Pizzaballa ha portato ingerenze da parte di quasi tutti i governi europei, figuriamoci adesso cosa accadrà.

Già mi immagino i prossimi e futuri venerdì e sabato, con le piazze gremite di gente, con bambini al seguito, a urlare slogan contro lo Stato d’Israele. Se prima era “uno Stato che sta commettendo un genocidio”, il prossimo striscione sarà: Israele ha messo l’ultimo tassello per la soluzione finale.

Adesso come farà uno Stato europeo ad alzare il telefono e fermare una qualsivoglia flottiglia che vuole rompere un blocco navale per “salvare un popolo dalla pena di morte”?

Che poi, da che ho memoria, se c’è una manifestazione che non è mai mancata è proprio quella contro la pena di morte.
Da che mondo è mondo, io me lo ricordo: ogni volta che usciva la notizia che avrebbero iniettato il siero della morte, anche al pluriassassino pedofilo più oscuro del pianeta, in ogni caso il gruppetto c’era sempre.

Siamo veramente arrivati al punto che non abbiamo più nessuna soluzione?

Che poi, in Israele, la pena di morte c’è sempre stata, e venne applicata una sola volta nella storia dello Stato ebraico: per Eichmann.

Ma perché, che cosa aveva fatto Eichmann di così grave?

Adolf Eichmann era un alto ufficiale delle SS naziste, tenente colonnello, noto come il “contabile della Shoah” per il suo ruolo organizzativo nell’Olocausto.

Nel quadro della Soluzione Finale, Eichmann gestì l’ufficio della Gestapo per gli affari ebraici, coordinando deportazioni di massa verso campi di sterminio come Auschwitz, Treblinka e Sobibór. Partecipò anche alla Conferenza di Wannsee del 1942, contribuendo alla pianificazione dello sterminio di milioni di ebrei europei. Fu responsabile, tra le altre cose, della deportazione di circa 440.000 ebrei ungheresi verso la morte nel 1944, oltre che della persecuzione di rom, sloveni, polacchi e altri civili.

Condannato nel 1961 a Gerusalemme per crimini contro il popolo ebraico, contro l’umanità e crimini di guerra, fu l’unico caso di esecuzione capitale nella storia di Israele, con l’impiccagione nel 1962. La difesa del “seguivo soltanto gli ordini” venne respinta, e i giudici ne riconobbero lo zelo fanatico.

Davanti a un’accusa del genere, però, il dubbio ti viene. Davanti a un individuo responsabile della morte di centinaia di migliaia di innocenti, sfido chiunque a dire: “Però è meglio se lo lasciamo vivere”.

Quindi la domanda che mi faccio è: esiste un principio assoluto valido per tutti, oppure ci sono casi in cui la pena di morte diventa, per alcuni, una misura necessaria per mettere fine al male?

Perché la valanga di merda che ci affogherà definitivamente nei prossimi giorni arriverà tutta da lì: dal fatto che alla legge già esistente è stato aggiunto un nuovo capo d’accusa. Ovvero che il giudice, dopo il processo, potrà decidere se comminare la pena di morte all’imputato terrorista.

E chi è considerato terrorista secondo la legge israeliana?

Prima, la pena di morte in Israele era limitata a crimini di guerra, genocidio o crimini nazisti, come nel caso Eichmann. Ora la nuova legge la estende a terroristi che uccidono intenzionalmente cittadini o residenti israeliani per negare l’esistenza dello Stato o danneggiarlo.

E perché mai, improvvisamente, Israele ha sentito il bisogno di introdurre questa nuova definizione?

Perché negli ultimi anni, a causa del terrorismo, sono morti migliaia di israeliani, tra attentati, pacchi bomba, granate e, ciliegina sulla torta, il 7 ottobre.

Perché qui sembra che ci siamo dimenticati che il 7 ottobre Israele ha subito l’attacco più grande contro il popolo ebraico dai tempi della Shoah.

Sembra che abbiamo dimenticato le telefonate ai genitori dai terroristi di Hamas, e non solo, che si facevano benedire dai genitori per aver ucciso più ebrei possibile.

Sembra soprattutto che abbiamo dimenticato che, tra le strategie dei terroristi in questi anni, c’è stato il rapimento di soldati e civili israeliani per chiedere in cambio ultraergastolani, architetti di attentati, che Israele a sue spese ha curato e rifocillato, per poi liberarli in cambio di ventenni civili torturati e terrorizzati per il resto della loro vita.

Yayah Sinwar, da tutti considerato la mente dietro al 7Ott23, e stato prima curato per un tumore al cervello da israele, e poi rilasciato come riscatto al rapimento di Gilad Shalit, soldato israeliano rapito e torturato per oltre 5 anni.

A causa delle pressioni mondiali, Israele ha sempre dovuto cedere e scarcerare chi ha da sempre tentato di annientarlo.

E perché uno Stato dovrebbe vivere perennemente sotto il ricatto che, da un momento all’altro, sarà costretto a liberare chi vuole ucciderlo?

Quando Israele potrà finalmente vivere in pace e sicurezza?

A me non piace la pena di morte. Non è mai davvero risolutiva e sicuramente renderà le nostre vite, al di fuori di Israele, ancora più complicate.

Ma allo stesso tempo lo chiedo a voi: che altro dovremmo fare?

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