Il silenzio dei colletti bianchi e il fantasma del CPS
Quella delle grooming gangs nel Regno Unito non è soltanto una delle pagine più dolorose della cronaca nera recente; è l’anatomia di un colossale e sistematico fallimento istituzionale. “The Indipendent Rape Gang Inquiry report” (presieduto dal deputato britannico Rupert Lowe, esponente di Restore Britain che sta postando quotidianamente aggiornamenti sul suo profilo X) è stato pubblicato e presentato ufficialmente a metà giugno 2026:
il documento –
– raccoglie le testimonianze delle vittime e documenta decenni di abusi organizzati e le fallimentari risposte istituzionali.
Per decenni, nelle periferie post-industriali e nelle città delle Midlands come Rotherham, Rochdale e Telford, reti organizzate di uomini – in stragrande maggioranza di origine pakistana – hanno adescato, abusato e trafficato migliaia di ragazzine vulnerabili, spesso preadolescenti appartenenti alla working class bianca.
Se questo orrore ha potuto replicarsi indisturbato dagli anni Novanta fino agli anni Dieci del Duemila, la responsabilità ricade su un cortocircuito burocratico e culturale drammatico. Da un lato, il pregiudizio socioeconomico: le vittime, spesso provenienti da contesti familiari complessi o case-famiglia, venivano colpevolizzate dalle autorità (victim blaming), liquidate come “adolescenti difficili” o “promiscue per scelta” piuttosto che trattate come prede di una criminalità organizzata feroce. Dall’altro, il blocco investigativo causato dalla cecità del politicamente corretto. Terrorizzati dal ripetere gli errori del caso Stephen Lawrence del 1993 – che aveva inchiodato la polizia all’accusa di “razzismo istituzionale” – i vertici delle forze dell’ordine e i funzionari pubblici (in schiacciante maggioranza bianchi e non musulmani) scelsero la paralisi. Si preferì cancellare la parola “pakistano” dai faldoni d’indagine per timore di scatenare tensioni razziali, sacrificando la sicurezza dei minori sull’altare di una fragile pace sociale.
Keir Starmer tra riforme e aspre polemiche
Questo passato non è affatto superato, ma si riflette con forza sull’attualità politica, proiettando un’ombra sulle attuali difficoltà del Primo Ministro laburista Keir Starmer. Tra il 2008 e il 2013, nel momento di massima esplosione mediatica dello scandalo, Starmer ricopriva la carica di Director of Public Prosecutions (DPP), ovvero la guida del Crown Prosecution Service (CPS), l’organo statale incaricato di esercitare l’azione penale.
Oggi, la figura del Premier si trova al centro di una narrazione fortemente polarizzata:
- La difesa e i meriti: I sostenitori e i dati indipendenti (come quelli di Full Fact) ricordano che fu proprio Starmer, nel 2012, a pronunciare una storica ammissione pubblica di fallimento del sistema e a imporre una svolta metodologica radicale. Intuì che i test tradizionali di attendibilità penalizzavano le vittime traumatizzate e invertì le linee guida del CPS. Sotto la sua gestione vennero istruiti e vinti 14 dei 17 maxi-processi storici contro le gang asiatiche, incluso il celebre caso di Rochdale del 2012.
- Le accuse di lentezza: I detrattori e i movimenti di opposizione gli contestano una cronica lentezza burocratica iniziale e il mancato ascolto tempestivo dei whistleblower che cercavano di denunciare la natura seriale del fenomeno, trattato per troppo tempo come un insieme di episodi isolati.
L’arma politica della destra e le sfide del Premier
Nel contesto di forte polarizzazione della politica britannica odierna, la vicenda è diventata una potente arma retorica. La destra populista e le forze radicali (spesso spalleggiate da amplificatori globali sui social media, come Elon Musk) attaccano regolarmente il Primo Ministro, accusandolo di essere stato il “capo di un sistema che ha protetto i criminali in nome del politicamente corretto”.
Sebbene Starmer e l’Home Secretary Yvette Cooper respingano con fermezza queste letture, liquidandole come manipolazioni dell’estrema destra e rivendicando l’introduzione di pene più severe per il reato di grooming, il tema resta una ferita aperta. Ogni tensione legata alla gestione dell’ordine pubblico, della sicurezza e dell’integrazione riaccende il dibattito sui banchi di Westminster, dimostrando come il fantasma di quel fallimento istituzionale continui a minare la fiducia dei cittadini e a rappresentare uno dei terreni di scontro politico più scivolosi per l’attuale governo laburista.



