HomeAttualitàFrancesca Albanese e l'antisemitismo: l'errore su "Muselmann" e la questione del rigore

Francesca Albanese e l’antisemitismo: l’errore su “Muselmann” e la questione del rigore

Le scuse sono arrivate, ma chi parla a nome dell'Onu sui diritti umani non può sbagliare sulla storia della Shoah

Nei giorni scorsi Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, ha sostenuto in un’intervista che l’antisemitismo fosse, all’origine, un concetto più ampio dell’odio verso gli ebrei. A sostegno ha citato il termine “Muselmann” dei lager. Il 28 settembre ha ammesso di aver frainteso quella parola e di aver dedotto per errore il significato originario di antisemitismo. Le scuse vanno riconosciute. Ma l’errore merita di essere spiegato e capito, perché non è di dettaglio.

Che cosa aveva detto e che cosa ha ritrattato

Secondo le cronache, Albanese aveva affermato che, mentre venivano condotti alle camere a gas, gli ebrei sarebbero stati chiamati “musulmani”, e ne aveva ricavato che antisemitismo indicasse l’ostilità verso tutti i popoli semitici. Nella ritrattazione ha scritto che il termine fu coniato specificamente per indicare l’odio verso gli ebrei. E ha aggiunto, in una dichiarazione al Jewish Chronicle, che il resto del suo intervento riconosceva lo sterminio di sei milioni di ebrei. Per correttezza va scritto.

Che cosa significa davvero “antisemitismo”

Il termine fu coniato nel 1879 dal giornalista tedesco Wilhelm Marr per designare le campagne anti-ebraiche e ha sempre indicato il pregiudizio contro gli ebrei soltanto. Che la pseudoscienza razziale ottocentesca considerasse gli ebrei “semiti” non trasforma la parola in un concetto generico. Lo dice qualunque vocabolario. Allargarne il significato vuol dire diluirlo.

Il “Muselmann” in Primo Levi

Chi ha letto Se questo è un uomo sa che Primo Levi usa la parola per i prigionieri ridotti allo stremo dalla fame e dalla fatica: i “sommersi”, ormai vicini alla morte. Il Memoriale di Auschwitz-Birkenau conferma che il termine indicava detenuti in estremo esaurimento fisico, e non era una classificazione razziale. Yad Vashem ha precisato che non era un termine riservato agli ebrei. Usarlo come prova che i nazisti odiassero i “semiti” in generale è quindi un errore storico.

Il Gran Muftì e le SS Handschar

C’è un secondo problema. Chi legge il nazismo come un odio verso tutti i non europei deve fare i conti con la storia: il Gran Muftì di Gerusalemme, Amin al-Husayni, collaborò con la Germania nazista e sostenne il reclutamento della divisione SS “Handschar”, formata da volontari musulmani bosniaci. Il bersaglio dello sterminio erano gli ebrei, in quanto tali.

Il caso del sindaco di Reggio Emilia

Non è il solo episodio. A Reggio Emilia, alla consegna del Primo Tricolore, il sindaco Marco Massari disse che la fine del genocidio e la liberazione degli ostaggi erano condizioni necessarie per un processo di pace. Albanese replicò che la pace non ha bisogno di condizioni e che lo perdonava, chiedendogli di non ripeterlo. Un mese dopo, in un’intervista al Corriere, ammise che quel commento non lo rifarebbe. Anche qui, una correzione a posteriori.

Forum, contesti e accuse

Nel febbraio 2026 Albanese è intervenuta in videocollegamento al 17° Al Jazeera Forum di Doha, evento a cui partecipavano anche Khaled Mashaal, uno dei capi di Hamas, e il ministro degli Esteri iraniano. Secondo il fact-checking di Euronews, Albanese intervenne in una tavola rotonda separata, e l’Onu ha denunciato che le erano state attribuite dichiarazioni mai fatte. Per questo non riprendo la frase sul “nemico comune”. Resta però una questione di opportunità: un relatore Onu deve garantire imparzialità anche nella scelta dei palcoscenici.

Diverso è il caso del marito, Massimiliano Calì, economista della Banca Mondiale. UN Watch aveva chiesto alla Banca Mondiale di intervenire per suoi post giudicati incendiari; Albanese ha parlato di una campagna orchestrata. Sono accuse di parte, contestate, e le riporto come tali.

Una domanda aperta

Di fronte a una serie di correzioni a posteriori, si può anche escludere il dolo, la volontà di sminuire qualsiasi ragione di parte ebraica, ma resta legittimo chiedersi se il problema sia la superficialità con cui si affrontano temi così delicati. Chi ricopre un incarico Onu dovrebbe verificare e studiare prima di parlare, non scusarsi dopo.

Si può criticare aspramente il governo israeliano senza cadere nell’antisemitismo. Lo ha ricordato la stessa Liliana Segre, che in questi giorni ha chiesto il voto unanime sul ddl antisemitismo, accettando una modifica che chiarisca che criticare Israele come ogni altro Paese non è antisemitismo. Proprio per questo, su questi temi il rigore storico non è facoltativo.

Ed in vista di una probabile discesa in agone politico di Francesca Albanese, questa superficialità, unita ad una innegabile passione per il protagonismo, che la spinge spesso ad avere atteggiamenti sopra le righe o ad esprimersi con avventatezza, dovrebbe far riflettere bene chi la ritiene capace di veicolare più voti di quanti rischia di farne perdere.

Alexandro Ascoli
Alexandro Ascoli
Imprenditore ed esperto di storia militare. Presidente onorario della Associazione di Ricostruzione Storica "Mos Maiorum". Studioso di Geopolitica e dei conflitti dell'evo antico e moderno del Medio Oriente.
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