HomeEsteriFALSE FLAGS E TRADIMENTI.

FALSE FLAGS E TRADIMENTI.

Operazioni ucraine sotto falsa bandiera.

Parecchi mesi fa ero impegnato, a cena, in una accesa discussione con un mio caro amico. Lui sottufficiale in pensione del nostro esercito, con parecchie missioni NATO alle spalle, ed io che cerco di leggere ciò che succede nel mondo nella speranza di anticipare qualche decisione importante nella vita, anziché andare al traino.

L’argomento della discussione era l’operazione di sabotaggio al gasdotto Nord Stream II. Il mio amico era arciconvinto che si trattasse di una operazione Ucraina volta a gettare la responsabilità di una Europa al freddo sulle spalle della Russia. Io che insistevo a dire che l’Ucraina non aveva nessun motivo sensato per fare una cosa del genere.

In quel momento tutta l’Europa, e la NATO, contribuiva allo sforzo bellico ucraino. Sebbene datati arrivavano in Ucraina tonnellate e tonnellate di assets militari in un flusso continuo che sembrava inarrestabile. Dunque, per me, non aveva alcun senso che l’Ucraina ingannasse la sua unica fonte di salvezza rispetto all’invasore russo. Mi sbagliavo.

L’arresto di Serhii Kuznietsov

Il 21 Agosto scorso i nostri carabinieri, su mandato di arresto internazionale emesso dalla Germania, fermano Serhii Kuznietsov, alias Serhii Kulinic, un ufficiale militare ucraino in vacanza a Rimini con la sua famiglia. L’accusa è quella di essere stato uno degli uomini che, materialmente, hanno sabotato il Gasdotto Nord Stream.

Ancora all’epoca ero convinto che, se Kuznietsov fosse stato veramente uno degli artefici del sabotaggio, sarebbe stato un traditore che aveva agito su ordine russo. L’Ucraina ha individuato ed arrestato centinaia di militari collaborazionisti. Mi sembrava troppo inverosimile che Zelensky o il suo stato maggiore si assumessero il rischio di allontanare dalla propria causa gli alleati europei.

L’arresto di un secondo militare ucraino

Quasi contemporaneamente, sempre sulla base dello stesso mandato di arresto, la Polonia incarcera Vladimir Zhuravlev, un altro militare ucraino. Sia l’Italia che la Polonia rifiutano di consegnare alla Germania i due ricercati finché, pochi giorni fa, la Corte di Appello di Bologna ribalta la prima sentenza e stabilisce il via libera all’estradizione.

Ciò che più colpisce, in tutta questa faccenda, è che anche la Germania, da cui originano l’indagine e le richieste di arresto, ancora non hanno reso pubbliche le modalità e gli scopi per i quali l’Ucraina ha deciso di compiere una azione così sconsiderata ai danni dei suoi stessi alleati. Anche il vice portavoce del governo tedesco, Steffen Meyer, ha dichiarato che è importante che il governo tedesco chiarisca le circostanze del sabotaggio al gasdotto Nord Stream.

Una nuova operazione, si alza il tiro.

In tutto questo caos di spie, agenti segreti e uomini rana la Russia è tornata ad accusare l’Ucraina di aver pianificato un’altra azione sotto False Flag. Se possibile si tratta di una operazione ancora più oscura e pericolosa, sicuramente ancora più sleale, se dovesse essere confermata. Il piano sconsiderato sarebbe stato quello per cui l’intelligence ucraina – e supervisori britannici – avrebbero pianificato il dirottamento di un caccia russo, equipaggiato con un missile ipersonico, per effettuare un falso attacco sulla grande base NATO rumena di Costanza; e ciò tentando di reclutare piloti nemici con l’offerta di 3 milioni di dollari. L’ordigno sarebbe stato poi abbattuto dalla difesa aerea con lo scopo di trascinare l’Alleanza Atlantica nel conflitto. Un piano folle e rischiosissimo che speriamo risulti una invenzione dell’FSB, i servizi segreti russi.

Ma certo che, alla luce delle notizie riguardo il sabotaggio del Nord Stream, credere nella buona fede di Ucraini e Britannici diventa molto più complicato. Ci si domanda però, perché i governi europei non pretendano da quello tedesco e, direttamente da quello ucraino, tutte le informazioni possibili per poter riguadagnare quella fiducia reciproca che appare quantomeno offuscata?

L’alleanza non deve scricchiolare, ma la fiducia vacilla.

Il diritto Ucraino di autodeterminarsi in una libera democrazia ed il suo conseguente diritto a difendersi restano, ai nostri occhi, immutati, così come deve restarlo l’impegno occidentale a fermare l’espansionismo russo. Ma le alleanze hanno bisogno di fiducia. Ed operazioni di questa risma non contribuiscono a consolidarla. Confidiamo nel governo tedesco affinché qualche altra tessera di questo intricato mosaico vada al suo posto. Intanto, alla luce dei fatti, devo chiedere scusa per la mia supponenza al mio amico ed alla sua esperienza.

Alexandro Ascoli
Alexandro Ascoli
Imprenditore ed esperto di storia militare. Presidente onorario della Associazione di Ricostruzione Storica "Mos Maiorum". Studioso di Geopolitica e dei conflitti dell'evo antico e moderno del Medio Oriente.
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