HomeEsteriTra lawfare e abusivismo: la strategia del declino europeo in Medio Oriente

Tra lawfare e abusivismo: la strategia del declino europeo in Medio Oriente

Siamo giunti al capitolo finale della nostra inchiesta. Nei precedenti articoli abbiamo documentato i finanziamenti europei all’abusivismo in Area C, la sanzione paradossale contro la ONG Regavim e la fragilità giuridica di una Bruxelles che rischia il crollo davanti ai suoi stessi tribunali. Resta da rispondere alla domanda di fondo: perché l’Unione Europea si spinge a tanto? Perché ha deciso di violare gli Accordi di Oslo, agendo come un’autorità sovrana unilaterale sul terreno?

La risposta non va cercata in un surplus di potenza, ma al contrario, in una profonda crisi di rilevanza strategica.

L’illusione di decidere i confini a tavolino

L’attivismo dell’UE in Giudea e Samaria dimostra che Bruxelles ha compiuto un passo oltre l’equidistanza diplomatica. Decidendo di ignorare i trattati del 1995, l’Europa si è autoproclamata autorità legislatrice al posto dello Stato d’Israele, tentando di decretare in anticipo e sul campo quali debbano essere i confini del futuro Stato palestinese.

È l’applicazione pratica del Piano Fayyad, sostenuto per aggirare il tavolo dei negoziati attraverso la creazione di fatti compiuti e irreversibili. Tuttavia, questa strategia rivela una clamorosa cecità storica: l’ostinazione nel voler tenere in vita a tutti i costi la finzione diplomatica della “soluzione a due Stati”, ignorando come la realtà sul terreno e l’evoluzione geopolitica regionale l’abbiano ormai ampiamente superata.

Il “Lawfare” come surrogato della geopolitica

Questo comportamento non è solo uno scandalo giuridico, ma lo specchio del declino geopolitico dell’Unione Europea.

Incapace di esprimere una politica estera comune e di influire sui grandi scenari globali — basti pensare all’irrilevanza diplomatica di fronte alle minacce nucleari dell’Iran o all’incapacità di contrastare efficacemente la pirateria degli Houthi nel Mar Rosso, che pure minaccia direttamente le rotte commerciali europee — l’Europa si riduce a fare lawfare.

Il lawfare (la guerra condotta attraverso l’uso distorto del diritto e delle istituzioni giudiziarie) diventa così il surrogato di una vera strategia. Non potendo contare sul peso militare, economico e diplomatico per spostare gli equilibri globali, Bruxelles canalizza le proprie risorse nel finanziare l’abusivismo edilizio e nel sanzionare le ONG dell’unica democrazia dell’area.

Conclusioni: un autogol strategico

Il risultato di questa postura aggressiva e asimmetrica è un doppio fallimento. Da un lato, l’UE perde la sua credibilità come mediatore super partes agli occhi di Gerusalemme; dall’altro, espone le proprie istituzioni a figuracce legali internazionali a causa di sanzioni ideologiche prive di basi probatorie.

Finché Bruxelles preferirà la guerra di carte e i fatti compiuti abusivi alla dura realtà della diplomazia e dello Stato di diritto, l’Europa rimarrà un attore marginale, confinato nel ruolo di finanziatore di un’instabilità permanente anziché di costruttore di una pace realistica.

📌 Leggi tutta l’inchiesta: Il “Doppio Standard” europeo in Area C

Capitolo 4:Tra lawfare e abusivismo: la strategia del declino europeo in Medio Oriente

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