HomeUncategorizedIl tramonto delle Nazioni Unite: un'istituzione ostaggio di veti e dittature

Il tramonto delle Nazioni Unite: un’istituzione ostaggio di veti e dittature

L’illusione della sicurezza collettiva e la realtà dei fatti

Il ruolo dell’ONU appare oggi fortemente indebolito. Questo declino non dipende solo dalla presenza al suo interno di numerosi Paesi non democratici, ma soprattutto dall’assenza di una forza militare di deterrenza e dall’estrema lentezza dei processi decisionali. Eppure, nonostante i risultati deludenti nella gestione delle crisi internazionali, in Italia questa istituzione continua a essere considerata da molti come l’unica in grado di assicurare la sicurezza globale e a cui demandare ogni decisione sugli interventi militari.

Il deficit democratico: quando le dittature salgono in cattedra

Se osserviamo i 192 Stati membri, i numeri sono impietosi: solo un terzo dei Paesi è autenticamente democratico. Un terzo è composto da autentiche dittature prive di standard minimi, mentre il restante terzo è classificabile come “parzialmente libero”. Il paradosso è evidente: Stati autoritari che calpestano i diritti internamente si trasformano, nel palazzo di vetro, in severi censori delle democrazie occidentali, in particolare contro gli Stati Uniti e i loro alleati.

Il caso Israele e l’uso politico delle risoluzioni

Negli anni Settanta e Ottanta, l’Assemblea Generale votò numerose mozioni di condanna contro Gerusalemme, tacendo però sul terrorismo palestinese. Si arrivò persino a equiparare il sionismo al razzismo, una decisione definita “osscena” dall’allora ambasciatore USA Moynihan. Poiché l’ONU ignora per statuto ciò che accade all’interno dei confini statali, le più sanguinose dittature godono dello stesso peso politico delle democrazie, usando il voto per stigmatizzare i propri avversari geopolitici.

L’impotenza del Consiglio di Sicurezza: dal Kosovo all’Ucraina

L’inconcludenza dell’ONU emerge drammaticamente nelle crisi armate. Nel 1999, durante la pulizia etnica in Kosovo, il veto della Russia impedì ogni azione contro la Jugoslavia di Milosevic; solo l’intervento della NATO pose fine al conflitto. Lo stesso scenario si ripete oggi con l’invasione russa dell’Ucraina: Putin compie crimini di guerra nell’assoluta impunibilità garantita dal seggio permanente. Questo precedente spiana la strada a una possibile futura occupazione di Taiwan da parte della Cina, conscia che il sistema dei veti bloccherebbe sul nascere ogni risposta Onuista.

Diritti umani: una gestione paradossale

La credibilità degli organi ONU è minata da scelte paradossali. Nel 2009, il Consiglio per i Diritti Umani ha ammesso regimi repressivi come Bielorussia e Cuba, arrivando a negare l’esistenza di prigionieri politici a L’Avana. In passato, persino la Libia di Gheddafi ha presieduto la Commissione per i diritti umani, mentre mozioni contro pratiche medievali, come la lapidazione degli omosessuali in Nigeria, venivano lasciate cadere come semplici “usanze locali”.

Strutture lente e il tragico fallimento in Darfur

Oltre ai limiti morali, esistono limiti strutturali. L’ONU non possiede un potere di risoluzione preventivo, ma interviene quasi sempre a disastro avvenuto. Il diritto di veto impone negoziati estenuanti che ammorbidiscono i testi fino a renderli inutili. Il caso del Darfur è emblematico: per anni la Cina ha protetto il governo sudanese (suo partner petrolifero), portando al fallimento della missione UNAMID. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal 2023 il Sudan è nuovamente devastato da una crisi umanitaria senza precedenti.

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