Tutto semplice: i buoni sono gli ultimi, gli ultimi hanno fame e gli ultimi hanno la licenza di fare ogni cosa.
A Ceuta, l’enclave spagnola in terra d’Africa, gli ultimi erano i ragazzi del Marocco e i primi gli eredi del colonialismo europeo in Africa. Facile, come facile la paura dei primi minacciati dall’onda di 60 mila persone tutte insieme tutte in fuga.
Facile, invece? Invece il re del Marocco vuole quel sasso spagnolo, vuole la sabbia nel deserto del Sahara, vuole dire che ha una bomba e che quella bomba lo fa contare.
Come i palestinesi di Hamas a Gaza con i bambini, con gli ospedali, la bomba sono i diseredati, nel gioco ne sono morti 100 e Ceuta non era il paese della cuccagna ma i ragazzi erano ingenui come Pinocchio e Lucignolo. L’esito non era le orecchie lunghe, ma la fame e la solitudine.
Dentro un gioco grande e triste tragedie singole e astuzie dei potenti.
La risposta non può essere “venite”, ma non è “andate via lasciateci soli”. La risposta è nella ragionevolezza di spostare non gli uomini dove abbiamo creato il lavoro, ma il lavoro dove stanno gli uomini. È riconoscere il bisogno non la sua prepotenza
La Spagna si voleva dipingere buona, ne ha “uccisi” 100, il Re voleva farsi grande e ne ha fatti morire 100.
Due inutili solitudini, in un mondo che si fa cattivo e i cattivi spesso sono vestiti da buoni.



