Nella prima parte della nostra inchiesta abbiamo visto come l’Unione Europea finanzi direttamente la costruzione di infrastrutture abusive in Area C, violando apertamente la giurisdizione stabilita dagli Accordi di Oslo. Il vero cortocircuito logico e giuridico si consuma però quando si osserva la reazione di Bruxelles nei confronti di chi, quelle regole, chiede semplicemente di farle rispettare.
Il caso emblematico è quello che coinvolge Regavim, una ONG israeliana che si occupa di monitorare il territorio e verificare la legalità delle costruzioni in Giudea e Samaria.
Criminalizzare il ricorso alla magistratura
Cosa fa concretamente Regavim? Di fronte ai cantieri abusivi (spesso marchiati con la bandiera dell’UE), l’organizzazione non agisce di forza: raccoglie prove, mappa i territori e presenta regolari ricorsi legali di fronte ai tribunali israeliani — inclusa la Corte Suprema — chiedendo l’applicazione delle leggi urbanistiche e l’abbattimento delle strutture illegali. In sintesi, utilizza gli strumenti classici di una democrazia: lo Stato di diritto e la magistratura.
La risposta di Bruxelles è stata durissima. L’Unione Europea ha inserito Regavim e il suo direttore, Meir Deutsch, nella lista delle sanzioni per la violazione dei diritti umani, accusandoli formalmente di “fare pressioni per la demolizione di proprietà palestinesi”.
Ci troviamo di fronte a uno scandalo logico senza precedenti:
L’Unione Europea sanziona dei cittadini e un’associazione perché utilizzano i tribunali di una democrazia per far rispettare un trattato internazionale (Oslo) in un territorio (l’Area C) dove la giurisdizione spetta legalmente allo Stato in cui operano.
Di fatto, l’Europa sta criminalizzando il ricorso alla magistratura.
Il “Doppio Standard” delle sanzioni
Questa mossa rivela un utilizzo politico e distorto delle sanzioni sui diritti umani, nate originariamente per colpire dittatori, signori della guerra o responsabili di crimini efferati. Equiparare l’azione legale di una ONG al terrorismo o alla violenza sistemica rappresenta un precedente pericoloso.
Si tratta di una strategia di puro lawfare — la guerra condotta tramite l’uso distorto del diritto — dove l’Europa punisce la legalità formale per proteggere la propria agenda politica.
Ma questa postura aggressiva di Bruxelles ha fondamenta solide? Secondo diversi giuristi internazionali, la risposta è no. Le sanzioni europee presentano anomalie procedurali macroscopiche che potrebbero trasformarsi in un clamoroso autogol per l’UE.
Nella terza parte affronteremo l’analisi squisitamente tecnico-giuridica e le vulnerabilità procedurali delle sanzioni europee, in modo da rendere accessibili concetti di diritto internazionale e giurisprudenza comunitaria.



