di Daniela Rongione
Anni fa fu varata l’ennesima riforma scolastica, ribattezzata la Buona Scuola. Oggi ci ritroviamo a chiederci: cosa rende davvero buona una scuola? È quella con più iscritti, con più diplomati occupati, con il maggior numero di promossi? Nessuno di questi criteri, da solo, basta. Per rispondere è necessario guardare a un dato che cresce ogni anno: il numero di studenti con disabilità, DSA e Bisogni Educativi Speciali (BES).
Cosa si Intende per Buona Scuola: i Criteri di Qualità
Il numero di iscritti dipende dalla densità demografica del territorio, non dalla qualità dell’istruzione. Il tasso di occupazione post-diploma varia in base all’indirizzo scelto. Anche l’alto numero di promossi può dipendere da fattori molto diversi tra loro: studenti particolarmente motivati oppure docenti particolarmente generosi nelle valutazioni.
Servono criteri oggettivi: programmi chiari, obiettivi minimi condivisi, valutazioni uniformi su tutto il territorio nazionale. Ma tutto questo non è sufficiente se si ignora la crescente percentuale di studenti con bisogni speciali.
Disabilità, DSA e BES: chi Sono e Quanti Sono
La normativa italiana distingue tre categorie principali:
- Disabilità: tutelate dalla Legge 104/92, prevedono l’insegnante di sostegno e il PEI (Piano Educativo Individualizzato).
- DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento): comprendono dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia. Tutelati dalla Legge 170/2010, richiedono un PDP (Piano Didattico Personalizzato).
- Svantaggio socio-economico, linguistico o culturale: situazioni spesso temporanee, gestite dal Consiglio di Classe con strategie personalizzate, talvolta formalizzate in un PDP.
L’incidenza di questi studenti è in costante aumento. Dati nazionali relativi al 2022-2025 indicano che solo in Liguria e Valle d’Aosta questi studenti rappresentavano il 6% del totale, percentuale ancora più alta alle scuole superiori.
L’Impatto Economico sulle Famiglie Italiane
Le conseguenze economiche per le famiglie sono pesanti:
- Spese private: circa l’81% delle famiglie con ragazzi con bisogni speciali dichiara di ricorrere a prestazioni sanitarie private (diagnosi, logopedia, tutoraggio).
- Agevolazioni: esistono detrazioni fiscali del 19% per l’acquisto di strumenti compensativi e, in certi casi, l’indennità di frequenza erogata dall’INPS.
- Carico di cura: molte famiglie lamentano carenza di tempo libero e un rischio concreto di impoverimento dovuto ai costi del supporto extra-scolastico.
La Formazione dei Docenti sui DSA: lo Stato Attuale
La legge assegna la responsabilità dell’inclusione a tutto il Consiglio di Classe, non solo all’insegnante di sostegno. Tuttavia, la formazione obbligatoria — 25 ore previste dal DM 188/2021 — è prevista solo in presenza di alunni con disabilità certificate. Per i DSA la formazione è spesso lasciata alla sensibilità del singolo docente o a corsi facoltativi.
Il risultato è che molti docenti curricolari faticano a uscire dalla didattica tradizionale. Gli strumenti compensativi come mappe concettuali e sintesi vocale vengono percepiti come un “aiutino” sleale anziché come un diritto sancito dalla legge. Spesso non viene nemmeno concesso il tempo aggiuntivo durante le verifiche scritte, nonostante sia previsto per legge.
Conseguenze Concrete della Mancata Inclusione a Scuola
1. Il danno all’autostima: l’effetto “Vaso di Cristallo”
Un docente non formato tende a interpretare le difficoltà del ragazzo con DSA come pigrizia o disattenzione. Lo studente interiorizza un senso di incapacità, smette di impegnarsi perché convinto che lo sforzo non porterà risultati. I dati ISTAT confermano che tra i ragazzi che abbandonano la scuola, una percentuale altissima presenta BES non diagnosticati o mal gestiti.
2. Strumenti compensativi visti come “privilegi”
La mancanza di formazione porta il docente curricolare a percepire l’uso della calcolatrice, delle mappe concettuali o dei formulari come un vantaggio sleale rispetto ai compagni. L’errore tecnico è grave: si valuta il mezzo invece dell’obiettivo. Costringere un dislessico a leggere ad alta voce senza preparazione non valuta la comprensione del testo, ma espone pubblicamente il suo disturbo.
3. Il sovraccarico dell’insegnante di sostegno e la delega
Il docente curricolare non formato tende a delegare tutto all’insegnante di sostegno o a ignorare l’alunno BES in sua assenza. L’alunno diventa un “corpo estraneo” in classe, rimane indietro e la famiglia è costretta a sostenere ore di recupero privato pomeridiano.
4. Il conflitto scuola-famiglia e i ricorsi legali
La mancata integrazione crea tensioni tra i compagni di classe, che percepiscono gli strumenti compensativi come favoritismi. I genitori entrano in conflitto con la scuola e sempre più spesso ricorrono ad azioni legali per tutelare i propri figli, intasando la giustizia amministrativa e bloccando l’attività degli istituti.
5. I costi sociali a lungo termine
Studenti che non completano il percorso di studi faticano a costruirsi competenze spendibili nel mercato del lavoro. Aumentano i casi di ansia scolastica e disturbi depressivi. Il rischio concreto è quello di un autoisolamento che priva la società intera di talenti reali.
Proposte Concrete per una Formazione Docenti Efficace sui DSA
1. Dal webinar teorico al Laboratorio in Classe
I docenti esperti in tecnologie inclusive e i referenti DSA dovrebbero entrare in classe con i colleghi meno esperti per mostrare in una vera lezione come si usa una mappa concettuale o un software di sintesi vocale. I docenti dovrebbero lavorare su PDP reali, imparando a scrivere obiettivi misurabili.
2. Universal Design for Learning (UDL)
Formare i docenti alla Progettazione Universale per l’Apprendimento significa preparare fin dall’inizio materiali multi-modali (video, schemi, audio, testi semplificati), abbattendo le barriere per l’alunno con DSA senza isolarlo, e aiutando al tempo stesso tutti gli altri stili di apprendimento presenti in classe.
3. Patentino della Didattica Inclusiva
Creare un percorso di certificazione obbligatorio per tutti i docenti, anche in presenza di alunni con DSA e BES (oggi previsto solo per le disabilità). Questo percorso dovrebbe dare punteggio e/o scatti di carriera, rendendo la formazione un valore professionale e non un peso burocratico.
4. Tecnologie Inclusive come Normalità
I docenti devono essere formati all’uso sistematico dell’Intelligenza Artificiale per semplificare i testi e della Flipped Classroom: lo studente studia il materiale (video/audio) a casa con i suoi tempi e usa il tempo in classe per fare esercizi e discutere. È il metodo ideale per i BES.
5. Valutazione per l’apprendimento, non dell’apprendimento
Formare i docenti a offrire sempre due modalità di verifica (es. scritto o orale, test a crocette invece di domande aperte) permette a ciascuno studente di scegliere la modalità in cui riesce meglio, valutando il processo e non solo il prodotto finale.
DSA come Risorsa: il Pensiero Laterale e i Talenti Nascosti
Ciò che spesso sfugge è che i ragazzi con DSA non hanno solo difficoltà: studi di ultima generazione dimostrano che spesso possiedono un’intelligenza superiore alla media e una maggiore capacità nei collegamenti multidisciplinari. Il loro famoso pensiero laterale li porta a vedere i problemi in modo diverso e a trovare soluzioni creative che chi segue un pensiero lineare farebbe fatica a individuare.
In ogni ragazzo con DSA può esserci un genio in potenziale. A seconda di come viene gestita la loro particolare struttura neurobiologica, il DSA può essere la loro “criptonite” oppure la loro arma segreta.
La Vera Buona Scuola è quella che Non Lascia Nessuno Indietro
Non serve più sostegno: serve un corpo docenti curricolari formato per insegnare a tutti i ragazzi, disabili, con DSA e con BES. Un docente capace di insegnare a un ragazzo con DSA sarà un insegnante migliore per tutta la classe. Includere un alunno con DSA o BES non è un atto di cortesia accademica né un adempimento burocratico: è la prova del nove dell’efficienza di un sistema d’istruzione.
Finché la formazione dei docenti resterà un’opzione individuale e la didattica personalizzata verrà percepita come un favore concesso a pochi, la scuola continuerà a perdere talenti preziosi. Ma se ci sarà una reale gestione efficace, ci sarà davvero una Buona Scuola per tutti.



