I fatti: le munizioni cluster iraniane contro Israele
Nel conflitto tra Iran e Israele iniziato nel febbraio 2026, le forze iraniane avrebbero impiegato in modo sistematico missili balistici dotati di testate a submunizioni, le cosiddette bombe a grappolo. Secondo fonti militari israeliane citate dall’Associated Press, circa la metà dei missili lanciati contro Israele trasporterebbe questo tipo di carica.
Le testate si aprono ad alta quota liberando tra 20 e 24 submunizioni dal peso fino a cinque chilogrammi ciascuna. A differenza di una singola testata convenzionale, che concentra l’impatto su un punto preciso, le cluster bombs disperdono cariche esplosive su un’area molto ampia. In un contesto urbano come quello di Tel Aviv e dell’area metropolitana di Gush Dan, questo significa che le submunizioni possono cadere su quartieri residenziali, strade, cantieri e infrastrutture civili.
Secondo il Times of Israel, almeno tre persone sarebbero state uccise in uno degli attacchi documentati, tra cui due operai in un cantiere nel centro del Paese.
Fonti: Associated Press / Washington Post (10 marzo 2026), Times of Israel (5 marzo 2026), Haaretz (10 marzo 2026).
Come funzionano le bombe a grappolo
Le munizioni cluster sono progettate per disperdere numerose submunizioni su una superficie molto estesa. Il missile vettore si apre durante il rientro nell’atmosfera e rilascia decine di piccoli ordigni che cadono al suolo separatamente. Queste submunizioni non possiedono sistemi di guida individuali. Il risultato è una dispersione casuale su un raggio che può estendersi per chilometri. Secondo analisti militari citati dalla stampa internazionale, alcune componenti dei missili iraniani – come i rivestimenti termoresistenti – sembrano progettate per sopravvivere al rientro atmosferico e massimizzare la superficie di dispersione delle submunizioni. Questa caratteristica tecnica rende il sistema d’arma particolarmente problematico se utilizzato contro aree urbane densamente popolate.
Precedenti: le cluster bombs iraniane nel 2025
L’uso di bombe a grappolo non rappresenterebbe un precedente isolato. Secondo Amnesty International, armi dello stesso tipo sarebbero state impiegate dall’Iran durante la cosiddetta Guerra dei Dodici Giorni del giugno 2025. Gli attacchi documentati includono un attacco il 19 giugno 2025 nell’area metropolitana di Gush Dan, un altro il 20 giugno 2025 a Beersheba ed un altro ancora il 22 giugno 2025 a Rishon LeZion. Un test fallito di submunizioni sarebbe stato inoltre segnalato nella città iraniana di Gorgan nel settembre 2023.
Fonti: Amnesty International (luglio 2025), Iran International.
Il quadro giuridico: possibile violazione del diritto internazionale umanitario
Né Iran né Israele hanno aderito alla Convenzione sulle Munizioni Cluster del 2008, che vieta produzione, stoccaggio e uso di queste armi. Tuttavia la questione non si esaurisce qui. Il diritto internazionale umanitario consuetudinario proibisce gli attacchi indiscriminati e impone il principio di distinzione tra obiettivi militari e civili. L’impiego di sistemi d’arma non guidati su aree urbane densamente popolate può quindi configurare una violazione delle norme internazionali anche per Stati che non hanno firmato la convenzione specifica. Amnesty International ha espresso una valutazione molto critica.
“Usare armi intrinsecamente indiscriminate è una palese violazione del diritto internazionale umanitario. Disperdendo decine di submunizioni su aree residenziali densamente popolate, le forze iraniane hanno messo in pericolo la vita dei civili dimostrando totale disprezzo per il diritto umanitario internazionale.” — Erika Guevara Rosas, direttrice senior Amnesty International.
Il problema degli ordigni inesplosi
Un ulteriore rischio è rappresentato dalle submunizioni che non esplodono all’impatto. Questi ordigni inesplosi – noti come UXO (Unexploded Ordnance) – possono rimanere attivi per anni, trasformandosi di fatto in mine antiuomo. Il Comando del Fronte Interno israeliano ha diffuso volantini e avvisi alla popolazione invitando i residenti a non toccare oggetti metallici sospetti trovati sul terreno. La presenza di UXO è una delle principali ragioni che hanno spinto molti Paesi a vietare le bombe a grappolo nel 2008.
La stampa italiana e la notizia quasi assente
Nonostante la rilevanza della questione, la notizia dell’uso di bombe a grappolo su Israele ha ricevuto una copertura limitata nei media italiani. I principali quotidiani nazionali hanno concentrato l’attenzione su altri aspetti del conflitto. Le conseguenze sul prezzo del petrolio, la sicurezza nello Stretto di Hormuz, le dichiarazioni del governo italiano, le evacuazioni di cittadini italiani dalla regione. Una verifica degli archivi giornalistici tra il 1° e il 10 marzo 2026 mostra che il tema delle munizioni cluster compare raramente e quasi sempre come dettaglio secondario. Fonti come Associated Press, Washington Post, Haaretz e Times of Israel hanno invece pubblicato approfondimenti tecnici specifici.
Il rischio di un’informazione incompleta
La scarsa attenzione a questo tema solleva una questione più ampia: la qualità dell’informazione sul conflitto. Un’opinione pubblica che non conosce tutti gli elementi – inclusi eventuali crimini di guerra commessi da diversi attori – rischia di formarsi un quadro incompleto della situazione. Il diritto internazionale umanitario non funziona secondo logiche di appartenenza politica o ideologica. Ogni violazione dovrebbe essere documentata e analizzata indipendentemente da chi la commette. È questa la differenza tra informazione e propaganda.



