“Alla fine, i libici se lo sono arrestato da soli, chiudendo una vicenda che ha messo seriamente in imbarazzo il governo italiano e soprattutto evitandoci di dover mantenere il signor Almasri nelle patrie galere” – ha dichiarato il segretario di Democrazia Repubblicana, Simone Ascoli.
Una situazione complessa, in cui, nel gennaio scorso, la richiesta della Corte penale internazionale di arrestare l’ex capo della polizia giudiziaria accusato di torture e violazione dei diritti umani (casualmente arrivata proprio in Italia, dopo che da giorni il generale libico scorrazzava per l’Europa), era stata risolta, dal governo italiano, con l’invocazione di un vizio di forma nelle notifiche tra la Cpi e il nostro Ministero della Giustizia (via Corte d’Appello) e il rimpatrio di Almasri in Libia con un volo di Stato.
Inevitabili le polemiche seguite alla mancata consegna del generale alla Corte dell’Aja, viste le pesantissime accuse. – ha proseguito Simone Ascoli – e che, in qualche misura, seguiteranno necessariamente ad aleggiare: per la mancata ottemperanza dell’Italia alla richiesta della Cpi andranno affinate e ridefinite le procedure, perché un rimpallo come quello che si è verificato non è ripetibile;
sulla circostanza che effettivamente Almasri fosse già ricercato in Libia – e che l’Italia lo sapesse – può restare qualche dubbio, vista l’accoglienza riservatagli in patria; ma lì il clima politico fa presto a cambiare e a rovesciare, anche totalmente, posizioni apparentemente di forza. Anche il fatto che i detenuti torturati da Almasri si siano sentiti danneggiati dalla soluzione di rimpatrio adottata dal governo italiano e abbiano aperto contenziosi legali non contribuirà a sopire la questione del tutto e in tempi brevi.
Comunque, ieri la procura libica ha annunciato di aver ordinato l’arresto di Almasri dopo aver raccolto testimonianze sui crimini da lui commessi (è accusato, in particolare, di aver causato la morte di un detenuto in seguito a torture) dietro l’imput di un organo internazionale collegato alla Corte dell’Aja.
Spetta alla Libia fare il processo, al netto delle rese dei conti interne, e decidere di consegnare o meno il generale alla Cpi, con cui ha aperto rapporti abbastanza recenti. Speriamo che il prossimo intrigo internazionale trovi l’Italia più preparata” ha concluso Ascoli.
Roma, giovedì 6 novembre 2025
Democrazia Repubblicana – Ufficio Stampa



